martedì 11 luglio 2017

E' nata Lenticchia!

Lenticchia è nata l'11 giugno 2017 alle 10:04 del mattino! 
E' venuta alla luce esattamente un mese fa in un ospedale del downtown di Los Angeles con parto cesareo, dopo 24 ore di travaglio. Alla nascita pesava 4,440 kg ed era lunga 55 cm. 
Ma a parte questi numeri che dicono sì qualcosa di lei ma mica tutto, voglio dirvi che Lenticchia è una bambina meravigliosa! Lo so, io sono la mamma e si sa che la mamma è di parte perché è l'amore incondizionato a parlare a suo nome... ma è così, lasciatemelo dire: Lenticchia è proprio una bambina meravigliosa... la mia bambina meravigliosa! 
Lenticchia ha una boccuccia di rosa, un nasino a patatina, capelli scuri a coprirle la testa, gambe e mani lunghe e affusolate e due piedini dalla pianta sottile e delle ditina dei piedi che sono uno spettacolo. 
Ha due occhietti vispi e le guance... beh, le guance sono degne di quelle di suo fratello
Pian piano, grazie al latte di mamma, braccia e gambe si stanno riempiendo di grinze di ciccia e sono tutte da mangiare!
L'altra cosa speciale di Lenticchia è che la sua pelle profuma di neonato... un profumo che non ricordavo più... e la sua bocca sa di latte... ed io non mi stanco mai di annusarla, guardarla, coccolarla, stropicciarla...
Le nostre giornate passano così, l'una attaccata all'altra, giorno e notte. Le nostre ore sono scandite dalle poppate, dai ruttini e i rigurgiti, dai pianti e dai sonnellini più o meno lunghi. I sorrisi sono legati alle poppate ma stanno cominciando a nascere sulle sue labbra e nei suoi occhi anche in momenti indipendenti: a volte arrivano così, all'improvviso e mi illuminano il cuore. In quegli istanti sono in balìa della magia dell'essere mamma.
Per me è strano essere tornata all'inizio di questa avventura da mamma: abbiamo ricominciato da capo, dal Day 1, ma in qualche modo, tutto sembra essere nuovo. 

Io non sono più la persona che ero tre anni e mezzo fa quando nacque Tegolina. Ed è evidente che Lenticchia è un'altra persona. Tant'è che giorno dopo giorno stiamo imparando a conoscerci. E giorno dopo giorno il mio amore per lei si fa più grande. E ogni giorno questa avventura da genitore alla seconda esperienza mi offre emozioni che sono vecchie e nuove allo stesso tempo. E' un po' come ritrovare delle sensazioni che si hanno avuto, pur rendendosi conto che sono diverse e che in questo momento della mia vita assumono significati diversi. E' praticamente ciò che è successo in tutta questa seconda gravidanza che mi ha riportato a vivere una quotidianità familiare con la pancia che cresceva e si è dimostrata al contempo completamente differente sin dall'inizio. E' evidente che questa seconda volta è un'altra storia... ed è un'altra me a viverla.
Durante la gravidanza temevo di non amarla tanto quanto Teg perché lui è il mio amore grande grande, come gli dico sempre. Ma poi è bastato uno sguardo a Lenticchia, il primo sguardo che le ho rivolto in sala parto quando il chirurgo l'ha sollevata oltre il telo dell'operazione e mi sono innamorata perdutamente di lei. Le lacrime hanno cominciato a scendere e la gioia intensa e profonda hanno preso il sopravvento.
Ci sono due bambini ora tra le mie braccia, due bambini che in modo diverso l'uno dall'altro hanno bisogno di me. Due bambini che richiedono la mia presenza fisica ed emotiva. Due bambini che vogliono la mia attenzione, la cura e le mie coccole. E il mio cuore si è espanso per accogliere l'amore incondizionato che provo per ognuno di loro. Le mie braccia si sono fatte più larghe - e più forti - per abbracciarli entrambi allo stesso tempo. 

Non potevo immaginare sarebbe stato così prima che accadesse, prima che diventasse reale. Ora reale lo è: siamo in 4! 
E Lenticchia è una bambina meravigliosa...


 


giovedì 6 aprile 2017

Vacanza a San Francisco

Tornare a San Francisco da ospite, dopo averci vissuto per 4 anni e mezzo, è stato strano... intenso, bello e difficile allo stesso tempo!
Welcome to San Francisco dice l'hostess al termine dell'atterraggio all'aeroporto SFO International ed io sento salirmi nel cuore una valanga di emozioni ma quella predominante è sicuramente legata al pensiero che finalmente sono tornata... a casa! 
Poi non va esattamente così. O per lo meno, non è andata così come mi aspettavo. 
San Francisco, Crissy Field Beach
Per certi versi è stato come tornare in Italia: conosci a memoria quelle strade che attraversi, ad ogni angolo della città colleghi un ricordo, una persona in particolare, un evento successo nel tempo che hai trascorso lì. Ti sembra di esserti riappropriata dei tuoi spazi, della tua vita! E tutto sembra facile perché già lo conosci, perché è come se la tua macchina andasse avanti da sola senza bisogno di essere guidata e tu non hai bisogno di seguire ciecamente il navigatore perché quelle strade le conosci talmente bene che potresti tranquillamente chiudere gli occhi e procedere dritta. L'impressione è che tu non debba neanche pensare o preoccuparti troppo perché il tuo cuore e la tua testa sanno benissimo dove vogliono andare. 
San Francisco, Conservatory of Flowers
Ahhhh... la bellezza che ti riempie di nuovo gli occhi; il sole caldo che ti accoglie e ti riscalda la pelle, mentre la brezza fresca che arriva dritta dalla Baia ti rinfresca risultando particolarmente piacevole con una pancia da settimo mese di gravidanza! 
Ritrovi i tuoi luoghi, le tue esperienze, gli amici a cui sei legato e che sono rimasti a San Francisco; e ad ogni incontro le emozioni risultano così forti che tendono quasi a portarti via, dentro ad un turbine di coccole e felicità in cui è proprio bello perdersi. 
"Sì, è come essere di nuovo a casa!" pensi. E l'impressione è che tu abbia ricominciato a respirare dopo essere stata in apnea per mesi a Los Angeles...
La lista dei posti che vuoi rivedere è lunghissima e la manciata di giorni che hai a disposizione potrebbe non essere sufficiente... non sarà sufficiente infatti per ritrovarli tutti. Ma in fondo sai che ti stai godendo ogni istante comunque e quello che non riuscirai a fare questa volta potrà magari diventare la scusa per tornare ancora... e ancora. 
San Francisco, Baker Street & Fulton Street
Questa città mi ha rubato il cuore, per sempre. Ora lo so, ne sono certa. 
Riesco anche a tornare alla Maison Jaune, solo al secondo tentativo pero', perché al primo, il dolore di aver perso quel luogo così caro mi ha sopraffatta e non sono riuscita neanche ad avvicinarmi. Ritrovo la mia casa bella come sempre ma è anche un po' distante. La ritrovo abitata da qualcun altro. La ritrovo con i nostri cognomi ancora scritti sul campanello ma non più sulla buca delle lettere. La ritrovo in parte diversa e in parte uguale. La ritrovo senza le chiavi che potrebbero restituirmi la mia vita lì dentro... e all'improvviso diventa chiaro che io, a San Francisco, ora sono solo un ospite. Un ospite innamorata, che ha fatto di questa città la sua seconda casa, ma che poi l'ha persa quella casa e ora deve fare i conti con questa amara verità. Mi sento un ospite ancora curiosa e desiderosa di vivere a pieno quei luoghi che mi mancano così tanto a Los Angeles. Un ospite felice di essere di nuovo a zonzo per la sua amata città. Ma pur sempre un ospite... E questo diventa particolarmente evidente quando rientriamo nelle case degli amici che ci hanno ospitati in questa breve vacanza, offrendoci un tetto accogliente sotto cui stare. Sono comunque spazi a me poco familiari e per quanto calorosi e attenti siano i nostri amici, io continuo a sentirmi un ospite qui. 
Realizzo che non so più dov'è la mia casa! Credevo fosse a San Francisco... e invece ora è chiaro che non è più lì. 
Mi prende a questo punto una profonda malinconia e mi sento completamente spaesata nel non sapere più a quale luogo io appartenga...
Decido di continuare a vivere questi giorni di vacanza con gli occhi innamorati di chi colleziona ricordi e immagini da portarsi via. E lo faccio con un misto di gioia e amarezza perché è meraviglioso essere tornata ma è terribile sentire di non appartenere più a San Francisco come un tempo. 
Ritrovo i miei ristoranti preferiti, il playground dove Tegolina ed io siamo cresciuti insieme, lui da bimbo ed io da mamma, e visito insieme a lui nuove parti della città e della East Bay, perché qui non si finisce mai di scoprire. Guido con piacere, ritrovandomi davanti viste mozzafiato sulla baia, con la luce accecante di un giorno nitido o con la luce che filtra attraverso la classica nebbiolina che sale dall'oceano. E' una sorpresa continua, pur nella familiarità di quei luoghi. "Quanto mi sei mancata San Francisco!" mi ritrovo a dire più e più volte.
Vedo correre Teg insieme alle sue amichette. Lo vedo crescere insieme a loro, giocare con intensità, brillare di felicità. E il mio cuore si riempie istante dopo istante... Nel frattempo io ho le chiacchiere con le amiche e le confessioni delle mamme che si barcamenano tra casa, bambini, lavori reali e potenziali. Si parla della difficoltà di far quadrare tutto e della fatica che si fa vivendo dall'altra parte del mondo senza aiuti a disposizione. Sottolineamo quanto sia bello essere di nuovo insieme e ritrovare l'aiuto l'una dell'altra!
E poi è di nuovo il tempo dei saluti, quel tempo che porta con sè la paura del distacco e la malinconia di un altro arrivederci detto sottovoce. Ci si abbraccia forte, con la promessa di rivedersi presto... e si va via, lanciando un ultimo sguardo a quel parco assolato che si è riempito di risatine a piedi nudi. 
Ciò che proprio non mi aspettavo è che una volta rientrata a Los Angeles, avrei aperto la porta de LA Villa e l'avrei trovata rassicurante e familiare. Non è ancora la mia casa, non la sento come tale dopo solo qualche mese qui, ma di certo qualcosa è cambiato dopo questo viaggio... qualcosa è scattato dentro. E la quiete di questa nuova casa, così grande e spaziosa, che forse prima mi inquietava un po', ora mi appare come un'oasi. Non è ancora del tutto mia o nostra ma lo sta diventando piano piano...

giovedì 16 marzo 2017

Lenticchia

Sei stata concepita a San Francisco a metà settembre e da allora hai continuato a crescere in me, che nel frattempo passavo attraverso la tempesta che un cambio di vita porta con sè. 
Silenziosamente prendevi il tuo posto nel mio ventre mentre eravamo occupati a prendere decisioni più grandi di noi. E tu te ne stavi lì tranquilla anche quando quelle decisioni diventavano scelte concrete che avevano conseguenze nella vita reale.
Hawaii, Isola di Maui - Lahaina Beach
Sei venuta con noi alle Hawaii e proprio sull'isola di Maui hai cominciato a far percepire la tua presenza, in modo lieve ma costante. All'improvviso anche tu sei diventata reale, più reale di qualunque ecografia che avessimo visto sino a quel momento. Sei diventata parte della nostra quotidianità quando la nostra vita stava dentro a tre valigie e il resto se ne stava parcheggiato in un container, da qualche parte tra il nord e il sud della California. 
Poi ti sei trasferita insieme a noi a Los Angeles e qui, nella città in cui nascerai a inizio giugno, hai cominciato a farti forte e a mostrarti sempre più presente, giorno dopo giorno. 
Con la morfologica mi hai mostrato chi sei. Decisa a non muoverti troppo anche quando venivi pungolata a farlo, te ne stavi ferma in diagonale nella mia pancia e mi facevi sorridere anche di fronte a quella dottoressa che non era affatto simpatica. In quella occasione ho visto bene per la prima volta il tuo profilo, i tuoi piedini, le tue gambette lunghe. E il mio amore per te si è fatto più grande... 
Onestamente faccio ancora fatica a credere che tu stia arrivando nella nostra vita, Lenticchia. Faccio fatica a credere che diventerò mamma per la seconda volta, di un altro meraviglioso essere umano. Faccio fatica a credere che diventeremo genitori di nuovo, che ripartiremo dall'allattamento, dai pannolini della taglia più piccola e dalle tutine di cotone. Faccio fatica a credere che Tegolina diventerà il tuo fratello maggiore e sai, avrai la fortuna di trovarti accanto un fratello davvero speciale... sono felice per te e sono felice per lui. Faccio fatica a immaginare la rivoluzione che avverrà in questa casa al tuo arrivo e lo confesso, mi fa anche un po' paura perché si tratta di un altro cambiamento significativo nella nostra vita in un anno in cui di cambiamenti grossi ne abbiamo affrontati tanti. Continuo a leggere tanto per capire come posso fare per vivere al meglio questo passaggio e per essere pronta a darti il meglio di me quando sarai tra le mie braccia. 
Nascerai a Los Angeles tu ma spero che tu possa portare dentro un po' di amore anche per San Francisco. Magari mi aiuterai tu ad innamorarmi di questa nuova città come Tegolina è riuscito a fare con San Francisco. Magari sarà proprio grazie a te che comincerò a scoprirla davvero e ad apprezzarla in tutte le sue diverse sfaccettature. O magari no... non voglio darti questo compito ingrato: magari spetta solo a me tutto questo ma di certo ti porterò con me in questa scoperta!
Ho perso il conto delle settimane che passano e all'improvviso mi sono resa conto di essere entrata oggi nel settimo mese
Non ho più tempo per contare le settimane di gravidanza, per lo yoga prenatale, per i workshop sulla maternità che hanno segnato le tappe importanti della mia prima gravidanza... il tempo corre veloce, troppo veloce. 
Quel che è certo, cara Lenticchia, è che noi ti aspettiamo in questa nuova casa ed io sono davvero curiosa di incontrarti di persona e di scoprirti per quella che sei e per quella che giorno dopo giorno diventerai... 
 

mercoledì 1 febbraio 2017

Cercare casa a Los Angeles

Italiani. Con figlio treenne al seguito, pure!
Di certo non siamo partiti granché avvantaggiati nella ricerca della casa quando siamo arrivati a Los Angeles! E non lo dico tanto per dire... 
Generalmente gli americani amano gli italiani, amano il cibo italiano, amano raccontare delle loro vacanze in Italia o del sogno di andare in vacanza in Italia, un giorno, quando capiterà il momento giusto. Pero' non è detto che questo giochi a nostro vantaggio nella ricerca di una casa da affittare perché gli italiani, specialmente se arrivano direttamente dall'Italia, non hanno una storia del credito americana che tanto interessa a chi affitta una casa. Anzi di solito gli italiani non sanno neanche che cosa sia la storia del credito quando arrivano qui! 
Del resto siamo degli immigrati, c'è poco da fare. Ci troviamo in un Paese straniero di cui non conosciamo le regole e prima di naturalizzarci, succede che con tali regole ci scontriamo/incontriamo prima di farle diventare nostre. Infatti adesso so che cos'è la storia del credito e lo so da quando sono approdata a San Francisco e da quando mi sono scontrata con la frustrazione di cercare casa senza averne una.
Ma diciamola tutta. 
Quando cerchi una casa in affitto in California, non basta che la casa ti piaccia. Bisogna anche che tu piaccia al padrone di casa che mette in affitto la sua dimora (sempre che tu abbia la fortuna di incontrare il padrone senza passare per un'agenzia immobiliare che filtra le domande senza pietà alcuna). 
Poniamo caso che nella ricerca trovi una casa che risponde ai tuoi bisogni. Essenzialmente devi fare domanda per questa casa ed essendo il mercato immobiliare estremamente competitivo al momento, la tua domanda si sommerà ad altre domande, di altri che come te stanno cercando. Ti vengono chiesti i dati anagrafici, il numero di inquilini previsti ma anche gli estremi del conto bancario (e spesso anche l'ultimo estratto) e i dati della/e carta/e di credito, se ne hai. Cosa vogliono sapere esattamente? Se hai i soldi in banca per pagare l'affitto; se hai una buona storia del credito americana che ti sei costruito nel tempo vivendo negli States e pagando puntualmente alla banca le spese della tua carta di credito o debiti vari, e se sei mai andato in rosso (cosa, credo bruttissima). Vogliono sapere anche dove hai vissuto prima e contatteranno i tuoi precedenti padroni di casa per sapere che persona sei. Vogliono sapere che lavoro fai, dove, per chi lavori e contatteranno il tuo capo e vorranno anche vedere il tuo contratto di lavoro. Vogliono avere i contatti dei tuoi amici più fidati e li chiameranno per sapere qualcosa in più su di te e sulla tua storia. Insomma, ti fanno un bello screening!
Noi di domande così ne abbiamo consegnate parecchie da quando siamo arrivati a Los Angeles all'inizio di gennaio e molte hanno ricevuto una risposta negativa. Tra i motivi per cui ci hanno respinti c'è spesso stato il bambino. Ebbene sì: preferiscono avere single o coppie senza figli nelle case in affitto nel quartiere nel quale cercavamo. Perché mai? Perché i bambini rovinano le case, si sa! :-/ Com'è possibile che possa essere considerata una pecca avere un bambino?? Vabbeh... non fatemi dire altro.
Non sapremo mai se oltre a questo ci sia stato altro... se il fatto di essere italiani di origine abbia mai avuto un peso nella nostra mancata considerazione pur avendo un'ottima storia del credito maturata a San Francisco. Di sicuro non è un momento felice per gli immigrati negli States! E per quanto simpatici possano risultare gli italiani, di certo rimaniamo degli immigrati qui.
LA villa
Così, rifiuto dopo rifiuto, ci è finalmente arrivata una prima offerta per una casa per la quale avevamo fatto domanda e poi un'altra offerta ancora, ma nessuna delle due ci convinceva sul serio... 
Sull'orlo della disperazione, dopo tre settimane passate tra una sistemazione temporanea e un'altra, con tutte le valigie, le piante, e i giochi al seguito, ci è capitato di vedere un'altra casa. Una casa molto bella, nel quartiere che ci piace, ma anche piuttosto costosa per quello che era il nostro budget previsto. LA villa è una casa singola, con un bello spazio esterno e soprattutto... con una cucina spaziale, con un'isola centrale, cosa che è sempre stata nei miei sogni!! 
Abbiamo fatto domanda senza pensarci troppo, senza tanto credere che potessero sceglierci e invece, a sorpresa, il proprietario ci ha scelti! 
A meno di una settimana di distanza da quella conferma, siamo entrati in questa casa e ancora faccio fatica a crederci! Sono arrivate le nostre cose da San Francisco e gli scatoloni sono ancora parcheggiati qua e là in ogni stanza ma abbiamo tanto spazio disponibile e siamo riusciti a renderlo vivibile pur avendo ancora tanto lavoro da fare. 
Ci abbiamo messo quasi un mese a trovare e ora non mi par vero di poter riporre le nostre cose in maniera definitiva nei cassetti e di poter cenare seduti attorno al nostro tavolo di casa in questo ambiente che, a dire la verità, ancora non sentiamo come "casa". 
In molti mi chiedono se mi piace Los Angeles, se sono felice di essere qui. E io non so bene che dire perché la verità è che ancora mi sento stordita dallo sradicamento da San Francisco, dalle settimane meravigliose alle Hawaii di cui vi racconterò presto e dal mese faticoso che è seguito. Sento nostalgia della Maison Jaune e di San Francisco, mi mancano il vento e l'aria fredda, mi mancano le amiche che ho lasciato lì. Onestamente non so ancora bene dove mi trovo, fisicamente e spiritualmente... Cerco di fare ogni giorno qualcosa che mi porti più avanti nell'adattamento ad una realtà che non conosco, che non mi è familiare, che mi fa ancora tanta paura e nel frattempo mi lascio coccolare dal sole che scalda queste giornate, quasi a volermi far scaldare il cuore un po' intirizzito. 
Cambiare città significa cambiare abitudini, liberarsi delle proprie sicurezze per lanciarsi alla scoperta dell'ignoto ed è un processo faticoso che richiede tempo e coraggio oltre che pazienza. Pazienza nel non pretendere che tutto avvenga qui e subito ma nel dare tempo al tempo, preoccupandosi solo dei piccoli passi che ogni giorno possono essere fatti... me lo ripeto a sfinimento: chissà che prima o poi io riesca a crederci sul serio! 

Fatto sta che intanto... HABEMUS DOMUM!
 

mercoledì 18 gennaio 2017

Lasciare San Francisco

Non è stato facile... anzi, direi che è stata una delle esperienze più difficili della mia vita. 
E' successo così, in un giorno qualunque della settimana: era il 15 dicembre pero', questo me lo ricordo bene. Un giorno segnato da una pioggia scrosciante che raramente ho visto a San Francisco nei 4 anni e mezzo in cui ho vissuto lì. 
Per me è stato un po' come essere protagonista di un film, drammatico e strappalacrime. 
Ci siamo chiusi il cancello alle spalle alla sera, con una macchina davanti, piena zeppa di valigie e dettagli di una vita intensamente vissuta nel nord della California. 
Abbiamo chiuso il cancello d'ingresso della Maison Jaune sapendo di non avere più le chiavi di casa, quelle chiavi che per anni ci hanno riempito le tasche permettendoci sempre di rientrare in un posto diventato casa, la nostra casa. 
E quando chiudi il cancello alle tue spalle così, sapendo che quella è l'ultima volta che lo farai e sapendo che hai lasciato dentro degli spazi per te così familiari ma che non rivedrai più, il tuo cuore piange lacrime amare, lacrime che quel giorno, nel buio, si sono mescolate alle gocce di pioggia che cadevano veloci sul cemento. 
Per me salutare la Maison Jaune è stato come dire addio ad una presenza reale, talmente cara a me da avere occupato uno spazio davvero importante nel mio cuore.  
E' stato come salutare una cara amica al suo funerale... E' stato doloroso dirle addio e salutarla sapendo che la prossima volta che la rivedrò, non saremo più le stesse, nè io nè lei. Ci siamo salutate sapendo che quello era proprio un addio e che da lì non si poteva più tornare indietro. 
So che la prossima volta che passerò di lì, la rivedrò sì, ma sarà a porte chiuse, sarà dalla strada... Non sarò più la sua inquilina: sarò una persona di passaggio che la guarderà da fuori, con le finestre e le porte chiuse e solo mentalmente potrò passare di nuovo attraverso tutte le sue stanze per ritrovare in esse tutti i ricordi, belli e brutti, che hanno accompagnato la mia vita lì dentro. 
Prima di uscire e di chiudere quella porta, abbiamo detto addio ad ognuna di quelle stanze. Che non erano mica tante, eh... Perché la Maison Jaune aveva all'ingresso un corridoio stretto, con i muri gialli e il pavimento di legno; un bagno finestrato, tinto di bianco e color acqua marina; una camera da letto, con parquet e muri gialli sui quali avevo applicato un ramo d'albero marrone e tanti uccellini in volo;
seguivano la sala, che poi è diventata la nostra camera da letto da quando è nato Teg; e una cucina bellissima, luminosa e ampia, con una bay window con una bella panca su cui potersi sedere ad ammirare dentro e fuori. Una cucina che è stato il motivo per cui abbiamo scelto quella casa! Una casa piccola ma graziosa, tenuta bene e curata nei dettagli. Una casa di cui mi sono innamorata a prima vista e ancora non so dire se sono stata io a scegliere lei o lei a scegliere me. 
Dire addio ad ognuna di queste stanze è stato doloroso a tal punto da diventare straziante. Per questo c'è stato un momento in cui, arrivata al limite, sono dovuta uscire: non ce la facevo più! Non ce la facevo più a vivere quella profonda tristezza che mi ha inondato il cuore nel dire addio a quei luoghi.
Mi è tornata alla memoria la casa dove abitavamo a Padova e l'addio che le ho dato, velocemente, quando di lì siamo usciti per venire in America. Allora non mi sono data il tempo di provare quella sofferenza perché era troppo dura da affrontare e ogni volta che siamo tornati in Italia, passando lì sotto, ho pianto. Piango di nostalgia forse? Piango di sicuro per tutti i ricordi che sono legati a quelle stanze; per il tempo trascorso lì dentro, che è stato prezioso ma che mi viene voglia di riscrivere per certi versi; piango per ciò che lì dentro è cominciato e finito. 
Con la Maison Jaune ho provato a restare in quel dolore fino a quando è stato per me sopportabile e spero che l'aver sentito quella tristezza profonda mi alleggerisca un po' della malinconia che so che verrà e che anzi mi sta già prendendo in questi primi giorni a Los Angeles.
Così, nella pioggia, ce ne siamo andati da San Francisco. 
Ce ne siamo andati dicendo addio ai posti più familiari, a quelli che per anni hanno distinto le nostre giornate: il parco giochi vicino casa, la scuola dove ho lavorato, l'asilo di Teg e il negozietto all'angolo dove prendevamo sempre la merenda, l'università dove passavo a prendere mio marito. 
Abbiamo salutato le salite e le discese di questa città che porto nel mio cuore ed è stato faticoso ma allo stesso tempo mi ha permesso di chiudere un cerchio ancora aperto e di riuscire a scrivere la parola fine ad un capitolo importante della mia vita, un capitolo intitolato "La mia vita a San Francisco".  
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