lunedì 30 settembre 2013

Dal baby registry di Teg #2

La bambina etiope e il leone protettivo 

C'era una volta un leone che viveva in una delle foreste a sud ovest di Addis Abeba in Etiopia. Un giorno, mentre stava attraversando una di quelle strade di terra rossa che segnano il paesaggio, sentì il pianto di una bambina. Incapace di restare indifferente a quella voce, il leone seguito da due suoi fedeli compagni si diresse verso il punto dal quale proveniva il suono. Quando raggiunse la bambina, si trovò davanti una piccola etiope dagli zigomi alti, gli occhi scuri, separati da un naso dai tratti delicati, che era tenuta prigioniera da tempo da un gruppo di uomini. I tre leoni si avvicinarono alla bambina, riuscendo così ad allontanare gli uomini che l'avevano rapita. La piccola etiope, che temeva che i leoni volessero sbranarla, rimase immobile. Le sembrava tuttavia che fossero più che altro intenzionati a proteggerla: se ne stavano fermi, attorno a lei, e uno in particolare la guardava, con uno sguardo quasi affettuoso... Solo quando la polizia la rintracciò, i leoni se ne andarono, ritornando sulla loro strada...   

Pare che questa vicenda dai tratti fiabeschi sia veramente accaduta nel giugno del 2005 (qui se vi interessa leggere l'articolo della BBC). 
Ma immagino che ora vi starete chiedendo come mai io sia così interessata all'Etiopia e ai leoni etiopi, visto che oggi avrei dovuto parlarvi di nuovo del Baby Registry di Tegolina. 
Beh, un senso in tutto questo c'è, sappiatelo... e adesso vado a spiegarvelo.

Il leone che vedete qui a fianco è arrivato qualche giorno fa alla Maison Jaune tramite Amazon. 
Trattasi di un accappatoio per Teg, che qui sotto vedete indossato da un bimbetto sconosciuto ma assai tenerino a vedersi! 
Questo bellissimo regalo ci è stato fatto da una coppia di amici che in questo momento è particolarmente legata all'Etiopia. 
Lorenza è partita proprio qualche settimana fa per questa avventura che la vede protagonista nel cuore dell'Africa. 
Quando riesce a connettersi, ci manda sue notizie via mail e, attraverso le sue parole, possiamo ricostruire immagini di luoghi non ancora visti, che parlano di esperienze che davvero sembrano appartenere ad un altro mondo... 
Leggiamo di uomini e bestie che convivono all'interno delle tende, di polvere e di sole, di mercati affollati attraverso i quali è difficile se non impossibile passare, di fuochi accesi alla sera e di riti impossibili da immaginare altrimenti, di visite agli ospedali che lasciano scioccati gli occhi occidentali. 

E proprio oggi ho scoperto che il leone è simbolo della terra etiope, sin dall'epoca medievale! 
Mi piace quindi pensare che tra le cose di Tegolina, ci sia anche un riferimento all'Etiopia: sarà per me e chissà, magari anche per lui, il ricordo di un'esperienza di vita che si intreccia alla nostra e che è in corso proprio nel tempo che precede l'arrivo del nostro piccolino.

Grazie quindi Lorenza e grazie Diego!

 


giovedì 26 settembre 2013

A sorpresa...

... abbiamo visto Tegolina ieri! 

Ci avevano detto che non avremmo fatto più ecografie fino alla 37esima settimana e invece ieri alla visita di controllo che precedeva il corso prenatale all'ospedale, ci hanno fatto una rapidissima eco per vedere se il cicciotto si era già messo nella posizione giusta, a testa in giù. 
Ed eccolo, a bucare lo schermo! 
Il cuore a mille, il suo, il mio, il nostro... 
Le vertebre della colonna vertebrale che si susseguono, una dietro l'altra, tutte in fila, le conto ad una ad una. Formano un arco perfetto che non mi sarei mai stancata di osservare
"Perfetto: è già a testa in giù" dice l'ostetrica e, così dicendo, spegne lo schermo.
Non ho fatto a tempo a capacitarmi di quello che stava succedendo, di quello che stavo vedendo, che già era tutto finito... ahimè!
Qualche ora dopo, ripensando a quel momento, non ho potuto fare a meno di ricordare la prima volta che l'ho visto, il batuffolino: era aprile e lui era lungo 7 cm. L'ecografa quel giorno ci aveva fatti andare via con un bambolottino delle sue dimensioni: stava perfettamente nella mia mano!
E adesso dovrebbe essere lungo circa 45 cm e pesare più o meno 2.5 kg. In pochi mesi è diventato un gigante e non ci sta più tutto intero nell'inquadratura, così bisogna accontentarsi dei dettagli che ci lascia vedere: la schiena, che ormai occupa tutta la parte destra della mia pancia, e il cuore che va veloce come un treno a 150 battiti al minuto. Lo ascoltiamo spesso alla sera grazie al doppler che abbiamo preso mesi fa ed è sempre magia... Un suono costante che parla di vita e di speranza. Un suono che rassicura con la sua regolarità e che fa sempre brillare gli occhi.
Alla prossima

mercoledì 25 settembre 2013

Dal baby registry di Teg #1

Ricordate che lo scorso anno, nella rubrica "Ma come ho fatto a vivere senza?", che vi ha accompagnati per tutto il mese di dicembre e che ora trovate nel blog sotto l'etichetta "Acquisti curiosi a San Francisco", vi avevo parlato di questa bella tartarughina capace di proiettare sul soffitto ben otto costellazioni? 
Se la vostra memoria sta facendo cilecca e assolutamente non ricordate di che cosa io stia parlando, vi suggerisco di rileggervi il post in questione qui. Se invece avete una memoria di ferro e ricordate benissimo il mitico animaletto, potete procedere con la lettura.
Beh, proprio quella famosa tartarughina, che avrei tanto voluto includere nella letterina a Babbo Natale l'anno passato, è magicamente comparsa per Tegolina alla Maison Jaune, senza che nemmeno dovessimo inserirla nel Baby Registry! Insomma, qualcuno ci ha letto nel pensiero evidentemente...
Volete conoscere la storia della nuova amica di Teg?
Pensate che è partita addirittura dal centro Italia diverse settimane fa. La salutavano sull'uscio di casa gli zietti di Teg, Fra' & Fra', e i due cuginetti, Fede e Chiara che, prima di lasciarla partire per l'America, si devono essere certamente raccomandati con lei: "Fai la brava, sai, come la tua sorellina che rimane qui con noi, e rendi luminose tutte le notti di Tegolina!". 
Lei poi deve essersi infilata prima in un'auto che l'ha portata verso nord e poi in una valigia marypoppinsiana, contenente tante meraviglie, che era giusto in partenza per San Francisco... Ed ora, eccola qui la nostra tartarughina ad attendere con noi l'arrivo di Teg!
La accendiamo ogni sera ormai (è diventata un'abitudine rasserenante per noi) e ci addormentiamo insieme a lei... giusto per vedere che effetto fa, mica che vogliamo appropriarci già dei giochi di Tegolina, eh! =)
Sono le stelline e la luna ritagliate sulla corazza della tartaruga a proiettarsi sul soffitto e sulle pareti, creando un magico effetto che dura 45 minuti. Passati questi, si spegne tutto automaticamente. 
Oltre al verde fluorescente, la tartarughina offre altre due colorazioni per la luce: blu, come vedete nella foto qui accanto e arancione, perfetto per creare un'atmosfera che concilia davvero il sonno.  
Insieme alla tartaruga è arrivato il libretto di istruzioni che all'inizio presenta la serie di costellazioni proiettate sul soffitto, ognuna accompagnata dal nome latino e inglese e dalla rappresentazione della stessa per aiutare genitori e figli nel riconoscimento. Aspetteremo che Teg diventi un po' più grande e poi vedremo se apprezzerà!  
E pensare che io, da piccina, avevo una semplice lucetta rossa funghiforme ad aiutarmi a vincere il buio... passi da gigante per le luci notturne da bambini!

Grazie mille zii e grazie cari cuginetti: il vostro regalo ci è piaciuto tantissimo!!

domenica 22 settembre 2013

Il mio baby registry


Ciao a tutti,
sono Tegolina! 

Non vi preoccupate: non sono già uscito dalla pancia della mia mamma, ma siccome questa maglietta speciale mi permette di affacciarmi sul mondo, di tanto in tanto, giusto per dare una sbirciatina, ne approfitto per dirvi una cosa importante. 



Quando verrò alla luce, credo ci saranno tante cose che mi potranno servire quindi, per aiutare la mamma e il papà, ho pensato di preparare una lista che contenga tutte queste cose e l'ho messa su Amazon, come si usa fare qui in America. 
Ecco dove la trovate:


Spero così di facilitare tutte le persone che vogliono farmi un regalino per la mia nascita e che non sanno come fare perché siamo lontani.
Passo e chiudo (la zip),
Teg

giovedì 19 settembre 2013

La panza che danza

Da qualche settimana a questa parte, mi sono dovuta rendere conto, necessariamente, che un bambino che cresce nella pancia della sua mamma può fare tantissime cose: 
- può dormire a lungo e starsene immobile per un tempo indefinito tanto da far davvero dubitare della sua presenza;
- può altresì svegliarsi di soprassalto per un rumore forte e cominciare a frullare;
- può avere il singhiozzo con regolarità, specialmente al mattino e alla sera (dicono si stia allenando per i suoi primi respiri!);
- può lasciarsi cullare (ovvero intontire) dai movimenti della sua mamma;
- può cedere alle coccole e rispondere ai toc toc sulla pancia con particolari quanto divertenti colpi di piedi (e quelli di Tegolina non devono essere troppo piccoli!); 
- può ascoltare paziente il suono della voce della mamma o del papà, e dare retta soprattutto al papà quando lo istiga al movimento;
- può quindi voltarsi, rotolarsi e a volte cappottarsi facendo poi finta che non sia successo niente;
- può far sentire manine, piedini, testa e sederino, preferendo puntare verso l'esterno specialmente quest'ultimo, tanto da creare delle assurde montagnole che appaiono e scompaiono sulla superficie; 
- può fare yoga e/o karate a seconda dei casi, e far vibrare all'unisono parti opposte della pancia, se sta facendo karate;
- può ballare la samba senza preoccuparsi troppo dei presenti

Ecco quindi che, con tutto questo trambusto, diventa assai difficile concentrarsi e fingere che non stia succedendo niente alla pancia, che sembra posseduta da un piccolo alien super attivo! 
Allora la mamma prova a videoriprendere queste sequenze circensi, perché a volte descrivere a parole una cosa, non rende esattamente l'idea di quel che succede nella realtà... ma ammetto di non essere ancora riuscita a fare un video soddisfacente e questo è solo uno dei tanti tentativi... 
Notate bene che qui io ero IMMOBILE.
Che ne dite allora della panza che danza?
Alla prossima

martedì 10 settembre 2013

Patente californiana. Step 1: Teoria

Due italiani (e mezzo) si confrontano con l'esame per la patente in California. Scopo del "gioco": recuperare un documento americano che ci permetta di acquistare un'auto, nel caso in cui Tegolina chiedesse insistentemente di visitare tutti i parchi della città o di andare in spiaggia ogni weekend.
Quattro ore di studio in tutto, penso, tra domenica sera e lunedì, nella notte prima dell'esame. 
Classico libretto per la patente di un centinaio di pagine che sono state cristianamente divise tra i quattro occhi disponibili per accelerare lo studio. Totale di quiz prova: 4, al massimo 5.
Insomma, è evidente che non ci siamo ammazzati di lavoro, anche se vi erano diverse regole nuove da sapere. Sapevate per esempio che per segnalare la svolta a sinistra, in caso di luce accecante, è bene utilizzare il braccio fuori dal finestrino? E quando il semaforo è rosso, potete comunque girare a destra se non vi è nessun segnale nell'incrocio che dica il contrario. E agli incroci con quattro stop, tutti sono tenuti a fermarsi e chi è arrivato per primo, riparte per primo! Le velocità poi sono in miglia, le distanze da tenere, tra auto e marciapiede nei parcheggi ad esempio sono date in pollici e il peso dei mezzi pesanti è dato in libbre. Insomma, diverse cose da tenere a mente.

Non è stato facile, anzi.  Direi che è stata una mattinata assai lunga per noi due italiani (e mezzo). Partiti da casa alle 9, quando siamo arrivati a Daly City che è poco fuori città, ci siamo trovati di fronte una fila lunghissima. Ci saranno state circa un centinaio di persone. 
Loro, però, erano senza appuntamento, mentre noi lo avevamo prenotato online sul sito del DMV (Department of Motor Vehicles)! Quindi supero tutti e mi dirigo verso l'area check-in delle persone con appuntamento.  Aspetto una mezz'oretta prima di ricevere il numero. Quando arriva finalmente il mio turno, arrivo allo sportello, con tutti i miei moduli in mano e scopriamo che manca un documento. A quanto pare, nella nuova regolamentazione per gli stranieri è prevista la consegna di un'altra scartoffia. Peccato che sul sito non fosse indicato! Ci arrabbiamo con la responsabile dell'ufficio ma non c'è niente da fare, nemmeno tenendo conto che si trattava di una novità che non avevano ancora fatto a tempo a segnalare nel sito. Senza quella carta, non se ne fa niente.
Quindi, dobbiamo tornare a casa. 
Appuntamento perso. 
Tornando verso casa cerchiamo di capire che cosa ci conviene fare e decidiamo di ritornare col documento in questione per cercare di chiudere la cosa in mattinata, sperando che lo stress non ci giochi brutti scherzi all'esame di teoria.
Recuperiamo il documento mancante che andava cercato online, compilato e stampato, e ritorniamo a Daly City con quello. 
A quel punto però non abbiamo più un appuntamento che ci dia la precedenza sulla fila, che purtroppo è ancora lunghissima, e ora procede lenta sotto al sole cocente.
Sento che non ce la posso fare. La pancia pesa e stare in piedi sotto al sole per più di un'ora non mi è proprio possibile.
Così pensiamo ad una soluzione furba. 
Superiamo tutti e andiamo dritti allo sportello dove ci era stato assegnato il numero al primo giro con in mano i documenti precompilati. Decidiamo che se qualcuno ci dovesse chiedere qualcosa, diremo la verità: avevamo l'appuntamento ma siamo dovuti tornare a casa per recuperare un documento e ora non vogliamo rifare la fila visto che Tegolina pesa. Ai nostri occhi, sembra una buona giustificazione. 
Ci danno il numero: ha funzionato!
Veniamo chiamati in due sportelli diversi. Io vado per prima. Consegno tutte le scartoffie ad un signore occhialuto che mi prende le impronte digitali almeno 5 volte, mi fa l'esame della vista, in piedi davanti alla sua scrivania facendomi guardare un cartello con le lettere microscopiche appeso in alto alle sue spalle. Alla prova con un occhio solo, scambio una T per una K (per ben due volte). Il signore, che visto lo spessore delle lenti dei suoi occhiali deve provare una certa solidarietà nei miei confronti, mi dice: "Did you mean T, didn't you?" (= intendevi dire T, vero?). Certo che sì! E sorrido, complice.
Poi mi manda in un altro settore dell'ufficio. Faccio la fila aspettando di apporre la mia firma digitale, che poi comparirà sulla patente, e di fare la foto. Mi prendono di nuovo le impronte, firmo, mi apposto davanti ad una tenda azzurra fissata al soffitto e dirigo lo sguardo verso il puntino blu della macchina fotografica, esattamente come mi dicono di fare. Sorrido. Ed è fatta.
Poi mi consegnano il test per la patente: un papiro lunghissimo, che vedete qui a fianco. Lo firmo e mi dirigo verso i banchetti appositi. Sembra di andare a votare: ci sono questi banchetti grigi, uno accanto all'altro, ma divisi da separè dello stesso colore. 
L'esame si fa in piedi. 
La pancia pesa, ma resisto!
36 domande a risposta multipla, 6 errori possibili. 
Leggo le prime domande: panico. Ce ne sono almeno 3 che già non so. Le salto e vado avanti. 
C'è una confusione pazzesca nell'ufficio; la responsabile delle foto per le patenti deve aver ingoiato un megafono prima di uscire stamattina e la sua voce mi perfora le orecchie. Cerco di concentrarmi... ma non è facile. Vado avanti ma vorrei tanto avere avuto con me dei tappi per le orecchie. La lista delle domande sembra infinita e bisogna leggerle attentamente per essere sicuri di averle interpretate bene. Una traduzione errata costa un errore! 
Arrivo comunque alla fine della seconda facciata e poi torno indietro a completare le risposte che mi mancano. Poi, una volta finito, prendo in mano il mio foglio, mi faccio coraggio e mi metto in fila per la correzione. 
La responsabile del DMV scorre il foglio con le mie risposte; ha in mano una penna rossa che segna 1... 2... 3 errori sulla prima facciata. Rabbrividisco seguendo la punta di quella penna che scende, scende, scende e poi passa alla seconda facciata. 
Mi sembra di essere tornata a scuola, quando il professore scorreva l'elenco per l'interrogazione e si soffermava verso il basso dove campeggiava il mio cognome. 
Gocce di sudore sulla fronte nell'attesa del grande responso. 
Mi viene in mente anche l'esame alla scuola guida padovana appena diciottenne: le emozioni sono proprio le stesse. 
E nella seconda facciata, si aggiunge un solo errore. 

Evvivaaaaa! 
Ce l'abbiamo fatta! 
C-e l'-a-b-b-i-a-m-o f-a-t-t-a!

E quanto ho adorato la signora peruviana che mi ha corretto le risposte e mi ha consegnato il corrispettivo del foglio rosa! Non avrei più smesso di scherzare con lei, che quando ha saputo che avevo già la patente in Italia, mi ha detto quanto ama il nostro Paese, che ci è stata a Padova qualche tempo fa e che suo marito è calabrese e che quella volta che è andata a Scalea si è bruciata sotto il sole di giugno! Sentivo il fiato sul collo delle persone dietro di me in attesa del giudizio.
Poi è arrivato il turno del marito. Si è appoggiato al bancone della signora peruviana per seguire la penna che correggeva il suo quiz. Le dita tenevano il conto degli errori: 1, 2, 3... 4. Finiamo con un pareggio! Anche se, dal mio punto di vista, 2 errori sono miei, ma 2 sono di Tegolina! 
Vedremo ora come andrà la prova pratica... aiuto!
Alla prossima

giovedì 5 settembre 2013

La pancia in Italia e la pancia in America


La casetta di Tegolina si sta facendo di giorno in giorno sempre più grande. 
In realtà, nel mentre che lo vivi, non è che ti accorgi che ti stai lentamente trasformando in una mongolfiera, perché la suddetta pancia cresce a tua insaputa, lentamente, centimetro dopo centimetro, giorno dopo giorno. Poi, riguardi le foto di qualche mese fa e... BAM: ti accorgi che è diventata enorme! E a quel punto non ci puoi più fare niente e rimani in attesa, sperando sempre che non esploda...


Ho notato alcune differenze di reazione al passaggio di una pancia contenente un bambino in Italia e in America: 

La pancia in Italia
Attira gli sguardi curiosi dei passanti, anche sconosciuti, ma non solo: attira pure le carezze e quindi le mani di chi evidentemente non vede l'ora di toccare una pancia che porta dentro un bambino. Indipendentemente dal fatto che tu conosca o meno la persona che incontri, questa al tuo passaggio tenderà ad allungare una o più mani verso la tua pancia. 
Sembra quasi che la pancia abbia un potenziale catalizzatore fortissimo e che non ci sia niente da fare: non ci si può proprio tirare indietro, anche se a volte un "Giù le zampe" ti verrebbe da dirlo.

La pancia in America 
Attira gli sguardi curiosi dei passanti, per lo più sconosciuti, ma non solo: genera pure sorrisi e saluti. Ho notato che da quando la pancia si è fatta più evidente, cammino per strada e la gente mi sorride. E stamattina mi è successo che una passante mi ha addirittura augurato una buona giornata durante la mia passeggiata quotidiana! 
A voi italiani sembrerà una cosa quasi naturale che incroci qualcuno e ti saluta, ma qui in America non mi succede di frequente, principalmente perché non conosco molte persone nel quartiere (non conosco neanche quelle che vivono nella Maison Jaune che è diventata Verte qui!). Comunque non è comune che uno sconosciuto ti saluti incrociandoti per strada, a meno che tu non sia su un sentiero di montagna oppure, e questo è il mio caso, tu non abbia Tegolina nella pancia.

A questo punto mi viene da chiedermi come mai sono così diverse le reazioni in Italia e negli States. 
Sicuramente mi risulta difficile immaginare che ad un americano possa anche solo venire in mente di toccare la pancia di una donna incinta qualunque, visto che il loro concetto di privacy è completamente diverso dal nostro. L'impressione è che persino una conversazione tra due persone che già si conoscono e si incontrano casualmente per strada non possa durare più di un tot, proprio perché rispettare qualcuno significa anche rispettare il suo tempo. Per lo meno, questa è l'impressione che mi sono fatta sinora... Figuriamoci quindi se in tale contesto può essere pensabile una toccatina alla pancia altrui! 
Chissà perché invece in Italia la pancia attrae così tanto... Di sicuro non si pensa alla sua privacy, quando si incontra una donna gravida per strada, e forse proprio per questo motivo la mia amica Susanna veniva assalita anche dalle vecchiette sconosciute al supermercato quando, facendo la spesa, cercava di passare inosservata insieme alla sua pancia. 
E allora, che cosa spinge a toccare tutte queste pance ripiene di bambini? 
Io ricordo esattamente la prima volta che ne toccai una: era quella di mia cognata e conteneva il primo nipotino... Ero reticente e un po' vergognosa perché mi sembrava di oltrepassare la soglia di un rapporto elitario tra mamma e figlio, di entrare in una sfera che non mi spettava, ma fui invitata a farlo con gentilezza e ricordo con tanto affetto quel primo contatto, quel momento in cui mi resi conto che c'era una vita dietro a quella pelle tesa...
Alla prossima

   

martedì 3 settembre 2013

Sempre alla scoperta di questa città

Potrei farvi un indovinello e chiedervi in quale parco della California ci troviamo... ma credo che difficilmente riuscireste a dire che ci troviamo proprio in città, a San Francisco!
Questa cascata è nel Golden Gate Park, un parco davvero enorme che è di poco più grande del Central Park di New York, per darvi un'idea. Si trova nella zona nord ovest della città e si estende verso l'Oceano Pacifico per 5 lunghi chilometri.
Qui sotto vedete una foto del parco e della City da un punto di vista sopraelevato, sull'Oceano.
Immagine presa da qui
Pensate nel Golden Gate Park ci sono più di un milione di alberi e 10 sono i chilometri di piste ciclabili che lo attraversano: ecco perché si tratta del posto ideale per andare in bicicletta e respirare aria buona in città! 
Qui di seguito vedete la mappa del parco.
Mappa da qui
Ieri, visto che qui in America era il Labor Day ovvero la Festa del Lavoro, ne abbiamo approfittato per tornare ad esplorare il Golden Gate Park: del resto, non si finisce mai di scoprirlo! (è sempre qui che avevo visto sbocciare le calle la scorsa primavera, ricordate?).

Golden Gate Park
Abbiamo passeggiato lungo un fiume che scorre attorno alla Strawberry Hill, una collina molto ripida che offre splendide vedute sulla città... sempre che si abbiano gambe e fiato per arrivare fino in cima!
In alternativa, ci si può limitare a seguire due diversi sentieri di facile percorrenza: uno segna la circonferenza alla base della collina stessa e un altro segue invece il fiume dalla parte opposta. Due ponticelli offrono il collegamento tra le due vie. 
Golden Gate Park

Se invece si preferisce godersi il panorama dall'acqua, si può noleggiare un pedalò o una piccola imbarcazione per attraversare il fiume e arrivare pian piano, gustandosi il lento scorrere dell'acqua, ad uno dei laghi artificiali che si trovano numerosi nel parco. 
Stow Lake - Golden Gate Park





Lo Stow Lake in particolare, lo vedete qui accanto, mi piace molto perché è completamente immerso nel verde. Cambia molto il paesaggio da una stagione all'altra, ma ciò che rimane costante è il fascino di questo luogo silenzioso abitato principalmente da anatre e gabbiani.
Chinese Pavilion - Golden Gate Park







Su uno dei lati del lago, vi è il Chinese Pavillion, una pagoda tipicamente orientale che è stata donata a San Francisco dalla città di Taipei nel 1981. 
Le colonne rosse sostengono il tetto verde chiaro, interamente dipinto nella parte interna, ma la cui decorazione si coglie solo una volta varcata la soglia.  
Chinese Pavilion - Golden Gate Park





Saliti i pochi gradini che conducono all'interno della pagoda, ci si trova immersi in un setting di sapore pienamente orientale ed è piacevole godersi la vista sul lago seduti su una delle seggioline in pietra al centro oppure su una delle panche rosse attorno. La luce pomeridiana di ieri offriva un'aurea speciale a questo posto che già di per sè è molto affascinante...





Lasciatoci lo Stow Lake e il Chinese Pavilion alle spalle, abbiamo deciso di attraversare tutto il parco nella sua lunghezza per arrivare a Ocean Beach, una delle spiagge più grandi della città che si affaccia sull'Oceano. 
Ocean Beach
Solitamente questa spiaggia è terribilmente ventosa, così ventosa che è difficile starci senza rimanere sotterrrati dalla sabbia. Ideale per gli aquiloni quindi (anche se devono essere ben fatti per resistere!), ma di certo non per un po' di riposo al sole! 
Ieri invece, incredibilmente, siamo potuti rimanere per qualche ora a riva. L'acqua era gelida, come sempre, ma si trovava un certo piacere nell'immergere i piedi sotto ad un sole particolarmente caldo. 
Ecco quindi che cosa può offrire San Francisco, anche avendo solo poche ore a disposizione per girarla e una bicicletta che aiuta negli spostamenti!
Alla prossima esplorazione


 
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