martedì 30 luglio 2013

La sfida

Oggi ho sfidato il salumiere!
Sì, sì. Che ci crediate oppure no, oggi ho proprio sfidato il mio salumiere di fiducia!
Su Valencia Street, all'incrocio con la 22nd Street, nel quartiere di Mission, c'è un posto magico per noi italiani che abitiamo a San Francisco. Si chiama Lucca
Trattasi di un piccolo negozio che  vende specialità importate dall'Italia nel quale ci si possono trovare la ricotta fresca, la mozzarella, il provolone, l'olio siciliano (e qualche volta anche quello pugliese), i capperi, il Pomì, i biscotti del Mulino Bianco e della Balocco e tante altre cose buone. Vendono anche il pesto, i ravioli e l'impasto per la pizza fatti da loro. 
Il tutto non viene ovviamente regalato... ma lasciatemi dire che "Quando ci vuole, ci vuole!". E questo perché gli italiani lontani dalla madre patria sentono davvero tanto la mancanza di alcune prelibatezze nostrane e quando hanno la fortuna di incontrare, lungo il loro cammino, posti come Lucca, di sicuro non sanno resistere alla tentazione di entrarci. 
Passo da questo bel negozietto, che sulla porta esibisce una bella poesia di Lawrence Ferlinghetti ad esso dedicata, specialmente per la ricotta e l'olio d'oliva che, se messi a confronto con gli stessi prodotti americani, risultano senza dubbio vincenti. Spendi un po' di più, ma ne vale assolutamente la pena!
E qualche volta succede che lo sguardo cada anche su qualche prodotto che non sempre si trova in giro, nemmeno da Lucca. 
Ecco quindi che stamattina, ho trovato i pomodori secchi provenienti da Imperia che metterò sott'olio al più presto, seguendo la ricetta tradizionale di nonna Maria, che immagino gongolarsi tra le nuvole al pensiero che sua nipote porti un po' di Puglia a San Francisco. 
Ma non voglio raccontarvi dei pomodori secchi, quanto piuttosto di una sfida nata oggi tra le pareti di questo negozio. 
Quando mi sono avvicinata al bancone, ho notato anche la mortadella in esposizione e non ho saputo resistere. Bella la scusa delle voglie in gravidanza, eh?
In effetti anche prosciutto crudo e mortadella non sono per niente male da Lucca e così ogni tanto, ce li concediamo. L'unica controindicazione, quando si parla di salumi, è lo spessore dell'affettato. I salumieri americani tendono infatti a fare fette piuttosto spesse e anche i salumieri di Lucca mi avevano deluso, sino ad oggi. Questa mattina però, ho scherzosamente sfidato il salumiere che mi stava servendo. 
"As thin as you can, please!" (= più sottile che può per favore). 
Lui ha alzato lo sguardo dalla mortadella al pistacchio che teneva in mano - e non sto neanche a dirvi come la pronunciano qui la parola "pistacchio"! 
Mi ha guardato dritta negli occhi e io mi sono sentita un po' in imbarazzo per la mia richiesta sfacciata e allora, l'ho buttata sul ridere: 
"It's a challenge!" (= è una sfida).  
Gli ho spiegato che sinora nessuno era mai riuscito a fare delle fettine sottili sottili, come piacciono a me.
Sfida accettata.
Mi porge la prima fetta di mortadella tagliata al di là del bancone. La vedo spuntare dall'alto e la guardo, quasi fosse un miraggio nel mio assolato deserto: rosa, sottile, tanto sottile da accartocciarsi su se stessa. Allungo la mano impressionata dall'abilità mostrata dal salumiere, prendo quella profumatissima fetta di mortadella e la mangio voracemente. Alzo lo sguardo, con le lacrime agli occhi e dico al salumiere, pienamente soddisfatta: 
"You are a master!" (= sei un maestro!). 
Lui sorride orgoglioso ed è fatta: saremo amici per sempre!
Ecco quindi che stasera si cenerà a San Francisco con ricotta fresca, mortadella e focaccia barese che preparerò con il mio inseparabile amico Bimby
Qualcuno si vuole aggiungere?
Alla prossima sfida       

 

venerdì 26 luglio 2013

Tegolina e lo yoga prenatale

Se vi state chiedendo che cosa fanno le donne americane in gravidanza per impiegare al meglio il loro tempo di attesa, vi posso dire con certezza che frequentano le lezioni di yoga prenatale! 
Come vi raccontavo tempo fa (qui se volete rileggervi i divertenti quanto apocalittici dettagli della mia prima lezione), lo yoga costituisce una delle attività più comuni per i sanfranciscani e rientra di routine nella tabella degli impegni settimanali. Ecco forse perché al corso di yoga prenatale che frequento siamo sempre intorno alla cinquantina sia che le lezioni siano nel weekend sia che siano di mattina durante la settimana. 
Presa da qui
Devo dire che fa proprio uno strano effetto vedere tutte queste pance, di varie forme e dimensioni, schierate una dietro l'altra sui tappetini. 
E fa uno strano effetto pensare che dentro a queste pance si nascondano altrettanti piccoletti, se non di più, visto che abbiamo avuto diversi casi di gemelli presenti!
Tegolina apprezza molto la pratica dello yoga e se ne sta buono buono durante tutti gli esercizi, cullato dai movimenti della mamma e dal respiro che spesso a lui si indirizza insieme ad un pensiero o ad una carezza, ma appena ci si ferma un attimo per la meditazione o il rilassamento finale, ecco che si fa sentire come a voler sottolineare la sua lieta partecipazione all'evento! 
All'inizio frequentavo il corso prenatale gratuito organizzato per le mamme - e aperto anche ai rispettivi compagni - all'ospedale. Ecco un altro lato positivo della sanità americana di cui vi parlavo qualche giorno fa qui! La lezione si svolgeva all'ultimo piano in una sala assolata con una bella vista sulle colline del quartiere di Bernal Heights. Non era male, ma l'insegnante non era un gran che... Non dava modo di godersi le singole posizioni, passando da un esercizio ad un altro con un'eccessiva ansia da prestazione (la sua!). 
Così, mi sono decisa a rinunciare alla gratuità in favore di un corso a pagamento più serio nello stesso centro che frequentavo prima. Qui si alternano diverse insegnanti, tutte molto brave e con una grande esperienza alle spalle. Pensate che una maestra tiene le sue lezioni nei giorni dispari della settimana, mentre un'altra le tiene nei giorni restanti: ecco quindi che di mattina si ha a disposizione ogni giorno un corso di yoga prenatale! Le lezioni durano un'ora e mezza e non sono meno faticose perché intese per le gestanti! Si tratta di vero e proprio yoga adattato per chi, con una pancia in espansione a causa di un batuffolino in crescita, non può affrontare determinati movimenti. D'obbligo il giro di presentazione iniziale: nome, settimana gestazionale e lista dei problemini attualmente presenti. E subito si crea un'atmosfera empatica di condivisione! Durante la lezione usiamo attrezzi vari, cuscini, tappeti e stringhe di stoffa per l'allungamento e ci teniamo in forma in vista dell'arrivo del bambino. E alla fine, qualche volta compaiono magicamente dei biscotti che l'insegnante porta per chiudere al meglio la sessione! 
E che altro si può volere di più, Tegolina?
Alla prossima    

giovedì 25 luglio 2013

Tegolina e il mistero buffo delle tutine comparse

Trovi un pacco sospetto tra la posta. 
In casa siamo in due (per il momento), quindi se il pacco sospetto non risulta essere opera di un acquisto fatto online, magari all'insaputa del coniuge, evidentemente trattasi di qualcosa di diverso...  
Di mistero buffo si tratta di certo perché quando apri il pacco, ci trovi dentro questo.
All'inizio pensi che quelli della Zulily, che producono queste belle tutine per bambini, possano averci inviato un piccolo incentivo per i futuri acquisti ma la cosa ci appare del resto alquanto improbabile. 
Così, ti immagini che possano avere sbagliato nel mandare a te un prodotto non richiesto. Eppure sul foglio dell'ordine, che è dentro al pacco, compaiono il nome del destinatario e l'indirizzo corretti e pure il nostro numero di cellulare. 
A questo punto, noti un po' troppe coincidenze... e la cosa ti comincia a puzzare.
Ti guardi attorno basito, cercando di capacitarti di questo felice ritrovamento. Speri anche di cogliere nell'aria qualche dettaglio in più che ti permetta di capire da dove arrivino queste belle tutine che cominci a sospettare possano essere proprio per Tegolina. Ma niente... Nessun dettaglio rilevante!
Ti chiedi e ti richiedi in quale parte del mondo possa essere stato acquistato questo regalo a sopresa e cominci quindi a passare in rassegna la lista di coloro che interrogheresti, ma non ne esci vivo. Troppi pochi elementi per l'indagine.
A questo punto, prendi in mano seriamente il foglio dell'ordine e lo scruti con attenzione, ma l'unica traccia a tua disposizione per risolvere questo mistero sembra essere il numero dell'ordine. Con quello, controlli sul sito della Zulily senza tuttavia riuscire a trovare traccia dell'ordine o della spedizione. 
Così, chiami il servizio clienti della Zulily, sperando possano darti qualche informazione in più. La signorina rintraccia l'ordine ma ci comunica che l'unica informazione in suo possesso, relativa al mittente, consta semplicemente di un indirizzo e-mail. 
Oh, come vorremmo averlo.... 
Ma lei non ce lo può dare per questioni di privacy. Insistiamo un po', ma niente: non c'è speranza di convincerla! 
Noi però non ci stiamo e, con un colpo di genio che ha anche un che di diabolico, diciamo che non ci sentiamo tranquilli in questa situazione visto che qualcuno possiede il nostro contatto e conosce nome e cognome, indirizzo e numero di telefono. Facciamo insomma la parte degli americani terrorizzati dall'idea che un estraneo possa avere delle informazioni su di loro, fobia piuttosto comune da queste parti! 
Al che, la signorina della Zulily prende immediatamente delle contro misure. Ci mette in attesa per parlare col super-boss della ditta e, quando riprende la conversazione, ci avverte che pur non potendoci riferire l'indirizzo e-mail completo del mittente del pacco, ci può dire la prima parte di quell'indirizzo, ovvero tutto quello che sta prima della @. 
Sorridiamo soddisfatti. 
Prendiamo carta e penna e dall'altra parte comincia lo spelling: "E-N-N-I-O". 
Eccolo qui il nome del mittente!!!  
Standing ovation inevitabile una volta svelato il mistero. 
Ecco allora da dove arriva questa sorpresa: dai monti trentini tra i quali vive una fantastica famiglia a cui siamo moooooolto legati! 
Grazie Francesca, Martina, Angelica, Melissa e Ennio: questa indagine è risultata alquanto divertente per noi e adesso Tegolina è qui che scalpita perché non vede l'ora di indossare le vostre tutine!
Alla prossima         


martedì 23 luglio 2013

L'attesa premiata

Decidere di far nascere il proprio figlio nel Nuovo Mondo significa doversi inevitabilmente confrontare con il sistema medico sanitario americano. In Italia mi è capitato spesso che mi chiedessero notizie a riguardo: pare che in molti siano interessati a capire se sia meglio questo sistema oppure il nostro. 
I discorsi da fare a questo punto sarebbero davvero tanti, ma come rispondevo a tutti gli italiani che me l'hanno chiesto, direi in sintesi che ci sono pro e contro, come in tutte le cose. 
Certo è che quando ci sei dentro, l'impressione che ne derivi è che il sistema medico americano sia in mano alle assicurazioni private, questo anche a scapito del paziente in molti casi. L'assicurazione, che necessariamente devi avere se non vuoi rischiare di dover fare il mutuo per pagarti il viaggio in ambulanza dopo un incidente (mi hanno raccontato che possono chiederti anche 15,000$!), la paghiamo fior di quattrini ogni mese ed è lei che determina la scelta del medico di base e degli specialisti a cui dobbiamo rivolgerci, l'ospedale a cui dobbiamo fare riferimento, gli esami o le medicine che sono inclusi e per i quali versiamo comunque un obolo di 10$ a volta. E così via...
Soldi, soldi, soldi. Questo è il motore che fa girare la giostra!

Qualche mese fa in ospedale ci è successa però una cosa buffa che vi voglio raccontare. 
Ci hanno convocati per un controllo di routine e ci hanno fatti accomodare in una delle salette utilizzate per le visite, dicendoci che il medico sarebbe arrivato di lì a poco. Abbiamo aspettato una decina di minuti, ma niente. Nel frattempo si parlava del più e del meno e il tempo passava senza che ce ne accorgessimo. Erano passati circa 20 minuti quando hanno bussato alla porta che era socchiusa. Si affaccia all'uscio un'infermiera. Dicendo che il manager dell'ospedale si scusava tanto per il ritardo del medico, che sarebbe arrivato di lì a poco, ci porge questo foglietto verde.
Eccolo qui il nostro bel voucher, un buono prepagato da 10$ da utilizzare alla caffetteria dell'ospedale, nel negozio regali o per la sosta nel parcheggio.
Ci guardiamo increduli tenendo il prezioso foglietto verde tra le mani...
Ora mi chiedo e vi chiedo: sarebbe mai potuta succedere una cosa del genere in Italia in uno dei nostri ospedali? Scusarsi per un ritardo di 20 minuti che da noi rappresentano la più comune routine? Ripenso inevitabilmente alle ore infinite passate al pronto soccorso in attesa di essere presi in considerazione... 
Questo insomma è uno dei pro che abbiamo riscontrato. Magra consolazione? Almeno ci è sembrato che dietro a queste scuse, concretizzatesi in questo buono, ci fosse un po' più di rispetto per il tempo altrui (se non la volontà di trattenerci come clienti dell'azienda!)
Alla prossima

 

lunedì 8 luglio 2013

Stern Grove Festival 2013

Agli americani piace trascorrere il weekend all'aria aperta, sorseggiando bevande fresche, inebriati da dolci note musicali. Forse anche per questo motivo eventi come lo Stern Grove Festival riscuotono grande successo qui a San Francisco d'estate!  
Immagine presa da qui

Da qui
Prendi uno spazio verde, pubblico, che sia piuttosto ampio e situato proprio in città, come può essere ad esempio il Sigmund Stern Grove Park che vedete in queste foto (qui per ulteriori informazioni sul parco). 

Quando superi il cancello d'ingresso, sii pronto a ritrovarti da tutt'altra parte. Si ha l'impressione di trovarsi in un parco di montagna dove respiri aria pura a pieni polmoni. Ti sei quindi lasciato alle spalle tutto il traffico e il rumore delle strade di San Francisco per immergerti in questo silenzioso paradiso naturale. 
Da qui
A questo punto, aggiungi a questo luogo un palcoscenico e dei posti a sedere.
Aggiungi anche della buona musica, il balletto, l'opera, a seconda dei casi. 
Quel che ne verrà fuori sarà appunto lo Stern Grove Festival! Quest'anno si svolge dal 16 giugno al 18 agosto, ogni domenica pomeriggio a partire dalle 2. Ed è addirittura dal 1932 che questo appuntamento annuale offre l'occasione ad un folto pubblico di vivere questa splendida esperienza in cui musica e natura si fondono, creando un magico insieme. I concerti naturalmente sono gratuiti anche se le offerte a sostegno dell'iniziativa sono caldamente invitate!
Ieri si è esibita la Symphony Orchestra di San Francisco insieme ad un soprano  e un selezionato gruppo di italiani ha potuto godere della buona musica allo Stern Grove Park. 
Gli americani, sempre super-organizzati in queste occasioni, si erano già sistemati portandosi dietro ampi teli in plastica o di stoffa da mettere sull'erba, sedie pieghevoli di vari modelli e con livelli diversi di comodità, tavoli che parevano essere stati predisposti da falegnami professionisti per essere aperti e montati facilmente al parco, grandi frigoriferi da picnic dai quali uscivano non solo bibite ghiacciate ma anche calici in plastica per il vino. Alcuni, come noi, avevano optato invece per la classica e semplice coperta da stendere a terra. Ma c'è da dire che noi, in quanto italiani avevamo anche la pasta fredda!
C'erano davvero tante, tante persone che non occupavano solo il prato davanti al palco, ma anche i sentieri che attraversano il bosco. Non è stato facile ritagliarci un posticino, ma al nostro arrivo, con grande generosità, i nostri vicini di coperta si sono spostati per offrirci uno spazio più ampio e persino l'accesso ai loro teli ancora in parte liberi. 
Mi ha sopreso molto l'attenzione mostrata dal pubblico durante il concerto. Non è volata neanche una mosca. Non è suonato un solo cellulare. Eppure eravamo veramente in tanti! E ho ammirato in particolar modo i bambini, anche piccolissimi, beatamente adagiati tra le braccia della mamma o del papà o impegnati a giocare con l'erba e i bastoncini di legno. Nessuno ha pianto, urlato, strillato, riso a squarcia gola, nessuno ha fatto i capricci o preteso di alzarsi e di andare via. Nessuno! Se ne stavano tutti lì in religioso silenzio a godersi la musica o le loro attività. Che fossero sotto un incantesimo?!!
Ecco quindi per voi alcuni brani del concerto... 
Se volete, domenica prossima si esibirà il Kronos Quartet: 14 luglio ore 2. Ve lo siete segnato? Vi aspetto lì?
Alla prossima




venerdì 5 luglio 2013

Ode e lode alla comunità dei bloggers

Parole. 
Voci.
Idee. 
Pensieri e riflessioni che rimbalzano da una parte all'altra del pianeta, superando gli oceani senza timore alcuno. 
Pareri diversi, menti diverse, identità diverse. 
Sguardi differenti sul mondo, sulla vita, sulla quotidianità che ci avvolge.
Tutto questo fa parte della comunità dei bloggers. 
Persone sedute davanti ad un computer, che muovono simultaneamente le loro dita sulle tastiere per rendere concreti i pensieri che veloci passano nelle loro menti.
Persone che a volte vogliono uscire dal loro guscio e si incontrano di persona; le loro voci prendono allora la forma del suono e i loro volti improvvisamente diventano così reali da non potersi più scindere dalle parole scritte e lette. 

Da quando sono entrata in questo mondo a passo leggero, senza sapere chi o che cosa fosse un blogger, senza rendermi conto delle conseguenze del diventare una blogger, ho potuto apprezzare una realtà virtuale che ora tanto virtuale non mi sembra più. 
Pare incredibile a dirsi ma spesso i pensieri divulgati nel web arrivano a rispondere a pensieri che ti occupano la mente da settimane, da mesi e che tenevi lì in via di elaborazione. Ti stupisci di trovare risposte comuni a quei dubbi e di trovarle lì dove non credevi di poterle rintracciare. E senti anche il calore di una comunità che sembra condividere i tuoi passi seguendo i tuoi racconti. Così, un messaggio o una parola in più detta da chi razionalmente sai di non conoscere diventa occasione per un pensiero felice. E alla fine pensi che nemmeno le persone che frequenti da una vita le puoi conoscere veramente e quindi non conta nemmeno più da dove o da chi proviene quella solidale pacca sulla spalla: arriva ed è ben accetta e ti fa capire che stai facendo qualcosa di buono, che le tue parole arrivano, sono percepite e ricambiate in un intreccio che diventa concreto nel momento stesso in cui si fa sentire. 


martedì 2 luglio 2013

Dolci note giungono da Bernal Heights

Bernal Heights è un quartiere residenziale di San Francisco arroccato sulle colline situate nell'area sud-est della città (mappa). Quella che vedete sopra è una foto che ho scattato qualche tempo fa. Di fronte a voi, le colline di Bernal Heights e la serie di casette colorate che si adagiano sul pendio soleggiato. 
Qualche giorno fa, rientrando da un giro in bici, ci siamo accorti di una presenza piuttosto inconsueta lungo il profilo di quella collina. Sembravano persone, tante persone che viste da lì parevano in realtà solo ombre sottili e inconsistenti. Se ne stavano in piedi, non sappiamo a fare cosa o a guardare cosa, e ci siamo sinceramente stupiti perchè di solito quel profilo è molto solitario, come vedete nella foto. 
Proprio oggi però il mistero è stato svelato e voglio condividerlo con voi, perchè mi sembra racconti ancora una parte dell'anima poliedrica di una città incredibile come San Francisco!
A quanto pare - e mi baso su Il Post (qui se volete leggervi l'articolo) - la scorsa settimana due ragazzi, che avevano il loro ufficio proprio nel quartiere di Bernal Heights e si stavano trasferendo, hanno deciso di sbarazzarsi del loro pianoforte e lo hanno lasciato proprio sulla collina. 
Immagine presa da qui
Immagine presa sempre da qui
Un foglio appoggiato sul pianoforte diceva: Play me (= suonami).

Evidentemente la notizia deve essere girata in fretta visto che molti si sono diretti verso la collina nei giorni a seguire.  
Immagine da qui





Di certo i pianisti non si sono fatti desiderare. 
E del resto, come potrebbe un musicista lasciare solo quel pianoforte inteso per l'uso comune e collocato in una posizione che ti permette di far correre liberamente le tue dita su quei tasti avendo come pubblico privilegiato la città di San Francisco intera?
Non è quindi mancato un folto pubblico di curiosi e amanti della musica che, avendo saputo di questo nuovo ospite della collina, sono corsi a Bernal Heights per verificare probabilmente quali effetti potesse produrre un pianoforte lasciato incustodito in un posto come quello.  
Ed ecco che sono iniziati anche dei veri e propri concerti improvvisati che hanno permesso alla gente di godere della buona musica all'aria aperta con questo spettacolo davanti agli occhi! 
Immagine presa da qui
A questo punto non mi resta che farvi assaporare un po' di questa magia, che ha davvero tutto il sapore di una città che sembra sempre in grado di stupire i suoi abitanti.
Buon ascolto!

Alla prossima

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