giovedì 30 agosto 2012

Storie di quotidiana follia

Sottotitolo: 
La vera storia dell'italiana che salvò l'americano sconsiderato.

Ieri mi è successa una cosa strana: nel primo pomeriggio il padrone di casa mi ha suonato per dirmi di non spaventarmi: lo avrei visto montare su una scala sul retro della casa per salire al secondo piano. 
La cosa mi è apparsa alquanto strana ma siccome ci sono lavori in corso, ho pensato dovesse controllare qualcosa dall'esterno. Quindi mi sono semplicemente affacciata dalla finestra della camera da letto per seguire l'impresa e aiutare come potevo.
Aveva appoggiato una lunga quanto esile scala al muro e si accingeva a raggiungere le finestre dell'appartamento del secondo piano. Era visibilmente scosso e alquanto agitato, e capivo che era una cosa a cui non era affatto abituato. 
Sale la prima volta, ma la scala non è sufficientemente lunga. Così scende, ma da giù non riesce ad allungarla perchè si è incastrata. Allora mi sporgo un po' dalla finestra per staccargliela dal muro e permettergli così di allungarla. Una volta sistemata, risale, arriva alla finestra del piano di sopra e comincia a porconare in una lingua per me incomprensibile. Penso si trattasse di una lunghissima serie di parolacce, ma erano talmente unite le une alle altre che non sono riuscita a distinguerle. 
Gli chiedo cosa non va. "Ma che cosa devi controllare da qui?" - gli faccio. Lui tergiversa: non vuole proprio rispondermi. 
Nel frattempo decide che vuole provare dal davanti. 
E questo è il piano in termini pitagorici.
Allora gli offro il mio aiuto in modo più deciso e noto nel suo sguardo un certo interesse.  Mi decido e scendo. 
Riusciamo con fatica ad appoggiare la scala al muro esterno della casa: è davvero pesante. A quel punto gli dico: "Senti, però adesso mi dici cosa devi fare perchè altrimenti io non so come aiutarti". 
Mi spiega che non trova la chiave per entrare nell'appartamento di sopra e si era impegnato con gli inquilini a portare fuori il loro cane. 
"O santo Signore, penso io!". Ma aggiungo, con tutta calma: "Senti, e se chiamassimo i pompieri? Sei il padrone di casa; dici che vuoi salire senza spiegare che è per questo motivo e magari loro ti fanno entrare in qualche modo". Non ne vuole sapere. "E gli inquilini non sono raggiungibili?". No.
Allora procediamo. 
Stessa storia di prima. Sale due volte ma la scala è troppo corta. Suda, suda tantissimo. Si toglie gli occhiali da sole. Ha una paura boia e glielo leggo negli occhi. Secondo me soffre pure di vertigini. 
Scende per la seconda volta perchè la scala è ancora troppo corta, lo guardo e gli dico: "Senti, posso dirti una cosa? Sei sicuro che vuoi rischiare la vita per questa cosa? Cioè, voglio dire: la cosa peggiore che può succedere è che il cane faccia i suoi bisogni in casa... Ma non è così terribile, insomma. Credo sia più importante che rimani vivo tu!". Capisce esattamente cosa gli sto dicendo e mi dice che anche il suo compagno gli ha ripetuto la stessa cosa al telefono. Io penso: "Almeno uno dei due che non ha perso la testa!". Ma lui mi guarda, testardo come un mulo e mi dice: "Un altro tentativo". Io lo guardo dritta e seria e, come una mamma al comando, gli dico: "Questa però è l'ultima volta". 
Siamo d'accordo: questa sarà l'ultima. 
Sale, sale... ma la scala oscilla e si solleva da un lato. 
La tengo! La tengo! La tengooooooooooooooooooo. 
Lui sale, sale, sale ancora... e raggiunge finalmente la finestra. E la trova aperta!!!
Lo intravedo tra le foglie dell'albero sotto al quale ci troviamo. Con due tentativi e un bel colpo di reni riesce ad aprire la finestra. Sale ancora e lascia la scala con una gamba, poi con l'altra e si tuffa dentro l'appartamento. Vedo i suoi piedi sbucare dalla finestra e sento la voce glorificare. Poi sbuca fuori con la testa e dice: "Ce l'ho fatta!". 
Sorrido da sotto, tenendo ancora fissa la scala. Dopo qualche minuto scende e cominciamo a pensare a come portare la scala a terra. Mentre cerchiamo di riportare giù la parte della scala allungata, mi rimane un dito sotto... ahia che male! Ma fingo di riuscire a sopportare il dolore e continuo a reggere il peso della scala mentre lui la accorcia. 
Riusciamo con fatica a ripiegare la scala e pian piano a inclinarla per portarla a terra. Non è facile ma ormai siamo una squadra. 
E ce la facciamo. 
Riponiamo la scala in garage, poi ci guardiamo... un istante in silenzio, che basta guardarsi negli occhi per capirsi. Poi un sorriso, dei salti, baci e abbracci. Presa dall'impeto gli offro anche il cinque, poi il dieci e lui comincia a gridare: "O Sabina! G-r-a-c-i-e. G-r-a-c-i-e (uno strano tentativo in italiano). You're a wonderful woman! Wowowowo! Leonardo is a lucky man! Yes, yes, Leonardo is a very very very lucky maaaaaaaaaan!". 
L'adrenalina mi fa tremare le dita. 
Salgo che ancora mi tremano le gambe. 
Ma ora so che il nostro padrone di casa, ci amerà per sempre. E quando dico "per sempre" intendo dire "PER SEMPRE".
A questo punto, mi pare ci stia proprio bene questa canzone, dal titolo assai emblematico...

Al prossimo americano salvato,
Sabina   

mercoledì 29 agosto 2012

Video della Vernal Fall

Quasi dimenticavo di essere riuscita ad impossessarmi di... (ma che ho detto? impossessarmi? Ma no, suvvia, volevo dire... a farmi p-r-e-s-t-a-r-e) questo video da Leo che lo ha gentilmente girato per noi, per farci apprezzare la bellezza della Vernal Fall...
Eccovi qui accontentati!


Su, ora diciamo tutti insieme: 
"G-r-a-z-i-e L-e-o-n-a-r-d-o! Il tuo dono è stato molto apprezzato da tutti noi".
Alla prossima cascata,
Sabina 

martedì 28 agosto 2012

Weekend allo Yosemite_Vernal Fall

Nella prima parte del Mist Trail, il sentiero che conduce alla cima dell'Half Dome, si incontrano tre diverse cascate alimentate dallo stesso fiume - il Merced River - che arriva a valle facendo tre salti. Nella foto qui sopra vedete le due cascate maggiori: Vernal (317 piedi ovvero 96.6 metri di salto) e Nevada Falls (594 piedi ovvero 181 metri)
Scopro ora insieme a voi che nella Yosemite Valley, questi tre salti sono noti come The Giant Staircase, la scala gigante. Effettivamente, Vernal e Nevada Falls sono cascate davvero impressionanti mentre le prime della serie, situate quasi al principio del sentiero non sono assai rilevanti. Anzi, io non parlerei neanche di cascate vere e proprie: si tratta semplicemente di un lieve dislivello del fiume diventato ruscello che vedete in questa foto a destra . 
Il Mist Trail procede lungo il fiume, salendo verso la sorgente. 
Prima tappa: la Vernal Fall
Una ripida quanto faticosa salita che potete ammirare qui sulla sinistra conduce alla cascata. Il sentiero non sembra poi così pendente visto così, ma vi assicuro che lo era. E come continuava a ripetere Madda: "La salita alle cascate, ti spezza le gambe".
Concordo.
E dalla foto non si vede nemmeno che gran parte dei gradoni di roccia erano umidi e quindi scivolosi a causa dell'acqua della cascata sospinta dal vento.
Certo è che poi, uno smette anche di lamentarsi, perchè la vista ripaga ogni fatica.  

La cascata è davvero spettacolare e dà soddisfazione, quindi la fatica fatta - e ancora da fare per arrivare fino in cima - per un attimo passa in secondo piano. 
Si sale ancora, e si arriva ad una specie di terrazza rocciosa dalla quale si può ammirare, guardando giù, la valle attraversata dal fiume, e in su, i boschi, lì dove il sentiero  si inerpica.
Sulla via del ritorno, al calar del sole, ho scattato altre foto che mostrano gli effetti coreografici dell'acqua nella valle.

Purtroppo all'andata non ho avuto modo di fermarmi a lungo perchè la tabella di marcia prevedeva che arrivassimo sulla cima dell'Half Dome entro le 15.30, altrimenti saremmo dovuti rientrare con il buio. Ma al ritorno, con la calma dei forti,
 dovendo ripercorrere lo stesso sentiero, ho deciso di fermarmi davanti alla Vernal Fall per osservare l'acqua precipitare per 96.6 metri e finire violentemente sulle rocce sotto. 
Ero anche in ottima compagnia: uno scoiattolo piazzato su un sasso di fronte se ne stava beato a godersi l'ultimo sole della giornata. 
Il ragazzo pareva però decisamente meno interessato di me allo spettacolo che aveva davanti. Che lo avesse visto troppe volte? 
Certe cose annoiano il visitatore autoctono, mentre eccitano il turista straniero, si sa.


Se siete curiosi di sapere come procederà il cammino e se lo scoiattolo mi seguirà, non perdetevi la prossima puntata! 
Sabina

venerdì 24 agosto 2012

Half Dome_post scriptum

Rispondo alle domande che mi sono state poste dopo la pubblicazione del precedente racconto mostrandovi esattemente che cosa intendevo con "traffico turistico sull'Half Dome".
Half Dome, Yosemite National Park
L'immagine risale probabilmente a qualche tempo fa, quando ancora non esisteva la questione dei permessi per accedere alla parte finale del percorso, cosa che è stata introdotta lo scorso anno se non erro. 
Lo Yosemite è un parco molto famoso, credo il secondo o il terzo più famoso d'America dopo lo Yellowstone che è quello di Yoghi e Bubu, per intenderci. 
Moltissima gente viene a visitarlo, specialmente d'estate ma anche durante l'anno, e molti vogliono salire sulla cima più alta. 
Lungo il cammino puoi trovare quindi esperti scalatori con attrezzatura per il campeggio in alta quota o anche sprovveduti turisti che si aspettano di scalare l'Half Dome con le loro belle scarpette da ginnastica acquistate per l'occasione e naturalmente, una volta arrivati all'inizio della scalata finale, non si tirano di certo indietro perchè non hanno le scarpe adatte! Quindi salgono così, a loro rischio e pericolo. 
Prima di partire, Leo ed io - che siamo generalmente due persone anche troppo prudenti e coscienziose - ci siamo letti la lunga lista di avvertimenti pubblicata sul sito ufficiale National Park Service. Spiegano che il cammino è lungo 14/16 miglia (cioè 22.5/25.7 km in tutto) e il dislivello è di 4800 piedi ovvero 1.4 km, e dicono che non è adatto a chi non è in forma o non è preparato (atleticamente o spiritualmente? Non lo sapremo mai!). Fatto sta che io, che sono completamente fuori forma, sono riuscita a percorrere più della metà del sentiero, mentre i cervelloni che viaggiavano con me, tutti sportivi praticanti e amanti della montagna, sono arrivati sulla cima. 
Lungo il cammino incontri le Vernal e le Nevada Falls dove si fermano la maggior parte dei visitatori che puntano alla passeggiata pro-cascate, che comunque prevede una salita faticosissima su gradoni di roccia umidi. Magari domani vi mostro qualche foto delle cascate che sono veramente affascinanti.
Sempre il National Park Service offriva alcune preziose indicazioni per l'ultimo tratto del percorso con i cavi:

Tips while using the cables:
  • Take your time and be patient with slower hikers
  • Allow faster hikers to pass you (when possible)
  • Remain on the inside of the cables

Do not attempt the ascent if:
  • Storm clouds are in the area
  • The ground is wet (the cables and rock become very slick when wet; most accidents on the cables occur during wet conditions)
Ecco, quello che stupisce - e che ci ha lasciati piuttosto perplessi - è che, al di là di questi suggerimenti, non c'è un reale controllo da parte dei ranger. Alla parte finale del percorso può accedere chiunque, preparato o no atleticamente, esperto o no: se ce la fai, vai avanti altrimenti torni indietro, questo è il concetto che passa. 
Pensate che quando quattro del nostro gruppo sono arrivati dal ranger, hanno mostrato il permesso per proseguire, c'erano dei brutti nuvoloni in cielo. Così i cervelloni hanno chiesto suggerimento al ranger: "Che facciamo? Andiamo? Si può andare?". Il ranger all'inizio ha detto loro che con quel tempo non era consigliata la salita: il tempo non poteva che peggiorare. Ma quello voleva essere solo il suo modesto parere, non un imperativo, ed era chiaro. Tant'è che alla fine, il ranger ha detto loro che, se volevano salire, dovevano farlo in quel momento e fare in fretta. Loro sono saliti ma, arrivati quasi in cima, sono stati costretti a ritornare indietro: gli scarponi non facevano più presa sulla roccia a causa della pioggia che era cominciata a cadere, e non avendo più l'appoggio dei piedi, si sono dovuti ancorare ai cavi di acciaio prendendosi un bello spauracchio.   
La montagna è pericolosa, si sa, ed evidentemente i ranger non hanno il compito di vegliare sulle persone e metterle in sicurezza. Forse in questo il concetto di libertà radicato nella mente americana fa sì che non si impedisca a nessuno di salire...
Io dico che la prudenza non è mai abbastanza. 
Dal 1919 quando sono stati fissati i primi cavi, poi sostituiti con cavi in acciaio, sono precipitate circa una ventina di persone. Non sono molte se si pensa all'afflusso continuo di turisti lungo questo cammino, ma sono comunque venti vite umane spezzate. Incidenti che purtroppo possono accadere sulla cima di una montagna o anche lungo un fiume dalle correnti impetuose, come purtroppo è successo a due fratellini il giorno prima che arrivassimo allo Yosemite. Certe tragedie lasciano l'amaro in bocca e che certamente fanno riflettere sul valore della vita come dono effimero che va preservato, come meglio possiamo.  
Alla prossima,    
Sabina  


giovedì 23 agosto 2012

Weekend allo Yosemite: il mitico Half Dome

Yosemite Valley
Scopo del nostro weekend allo Yosemite National Park era un cammino forzato di 12 ore almeno, per raggiungere la granitica cima dell'Half Dome che vedete svettare nella foto qui sopra. 
Si tratta della cima più alta dello Yosemite National Park come vi dicevo qualche giorno fa, da cui si possono ammirare le montagne attorno e la valle sottostante da un punto di vista assolutamente eccezionale. 
Vi anticipo che io non ce l'ho fatta ad arrivare lassù sulla cima, ma sinceramente me la sono goduta comunque l'ascesa al monte ventoso. 
Qui a destra vedete la mappa con l'intero percorso: partenza dal Nature Center alla fine della valle, poi via seguendo il percorso del fiume; salita che supera tre cascate, una diversa dall'altra, attraversamento della Yosemite Valley per giungere in fine all'imponente Half Dome
A causa del consistente flusso turistico, specialmente in direzione Half Dome, i ranger del parco si sono ben pensati di organizzare la cosa come segue: viene quotidianamente predisposta una lotteria online che mette in palio 50 permessi giornalieri per accedere all'ultima parte del percorso, che prevede la salita sul dosso della montagna tramite corde fissate alla roccia. 
In alternativa si può prenotare l'ascesa anche cinque mesi prima, cosa che però risulta alquanto proibitiva per noi italiani che non sappiamo cosa faremo neanche dall'oggi al domani! 
Naturalmente per partecipare alla lotteria bisogna pagare 4.50$ a testa e in caso di mancata vincita, questi soldi vanno persi. Ognuno però può chiedere un permesso valido per sei persone in tutto. Noi cervelloni europei abbiamo partecipato alla lotteria e quattro di noi hanno vinto il permesso; quindi saremmo potuti salire sull'Half Dome in 24. Come potete immaginare, dopo il giubilo iniziale, si è cominciato a pensare a come farci dei soldi con questa inaspettata copiosa vincita. E persino la tedesca e il finlandese sono entrati nel nostro perverso meccanismo mentale di stampo prettamente italiano. 
Risultato finale? Non se n'è fatto niente... perchè i furboni parlano, parlano... ma poi alla fine... non combinano niente.
Vi faccio vedere da sotto il tratto finale per cui serviva il permesso: sulla sinistra vedete dei piccoli puntini... non sono puntini, cari miei e non sono nemmeno formichine: sono persone che stanno raggiungendo la cima!  


Ma per rendere meglio l'idea, vi metto un paio di altre foto assai significative... 

Qui a destra vedete le corde da sotto, con il traffico di gente che sale e che scende, in entrambe le direzioni naturalmente. 

Notate la pendenza.

Nella foto che segue, oltre alla pendenza, si nota anche il doppio strapiombo ai lati.

Ecco, ora forse vi  rendete conto di quel che si trattava.
Io al solo pensiero, mi sento mancare... 

Ad ogni modo, sei coraggiosi cervelloni sono saliti comunque, anche se ad un certo punto pioviginava pure. La tedesca e il finlandese hanno anche fatto un doppio giro perchè dopo che erano scesi, era uscito il sole.
Ciò che si vedeva da sopra, era questo. 
Bello sì, quanto vuoi, ma per me questo meraviglioso panorama può rimanere lì dov'è. Io lo lascerò tranquillo e indisturbato. Perchè certe cose, preferisco vederle dall'aereo, comodamente seduta su un sedile fisso, ben allacciata e magari con un bicchiere d'acqua in mano. 
Guardate anche che cosa si può fare sul becco dell'Half Dome
 Non male, no? Basta non pensare al concetto di gravità terrestre... non lì, insomma.
E con questo, vi rimando al prossimo racconto.
Sabina

mercoledì 22 agosto 2012

Weekend allo Yosemite_Intro

Ora immagino siate tutti curiosi di sapere che cosa è veramente successo in questo lungo weekend che ci ha portati ad esplorare boschi e montagne insieme ad altre tre coppie di cervelloni europei espatriati: sei italiani in tutto, una tedesca e un finlandese, a cui abbiamo naturalmente insegnato tutti i segreti del campeggio "all'italiana". 
Lo so, lo so... non state più nella pelle e non vedete l'ora di avere tutti i dettagli. Da tutta l'Europa e specialmente dall'Italia continuano a giungere richieste di spiegazioni, implorazioni scaturite da un viscerale interesse per la faccenda. 
Tutti agognate i racconti di questa fantasmagorica esperienza. 

Ma io non so mica se sono pronta alla rielaborazione, non ancora. 

Cioè, è stato un weekend pieno, davvero pieno, di tante cose... E serve un po' di tempo per raccogliere le idee dopo giorni così intensamente vissuti, lo sapete bene. 
Certo è che, dopo una rapida e sommaria rielaborazione, vi posso subito dire che era proprio da tanto tempo che non vivevo un weekend così ricco di prime volte: 
- la prima permanenza in campeggio con un gruppo così numeroso di amici di vecchia e di nuova data
- la prima camminata di 7 ore su per i monti; 
- la prima passeggiata in solitaria; 
- il primo bagno nel fiume, che più trasparente non si poteva immaginare;
- il primo ingresso in territorio scoiattolico;
- la prima visione di due cervi che guadano il fiume; 
- il primo soffritto mancato;
- la mia prima salsiccia apple and chicken, giusto per gradire. 

Entrare nel dettaglio a questo punto, non è facile come sembra. Si rischia infatti di perdere quell'alone magico che, nella mia mente, ora come ora, riveste ogni cosa. 
Sento di dover trovare le parole giuste, di dover rintracciare i pensieri più significativi, chè di pensieri se ne fanno tanti in sette ore di cammino, come potete ben immaginare. E visto che per questo stiamo interrompendo la lunga, quanto celebre serie di canzoni su San Francisco, sento di dovermi impegnare particolarmente per non deludere nessuno o per lo meno, per provare a non deludere nessuno. 
Assicuro meravigliose fotografie e accattivanti racconti da tramandare alle generazioni future e se vi pare poco, allora, rinunciate da principio perchè qui se ne avrà per qualche giorno.
A domani per la prima narrazione non introduttiva,
Sabina  

lunedì 20 agosto 2012

Omaggio a Scott Mckenzie

Con questo video voglio salutare il cantante Scott Mckenzie mancato due giorni fa a Los Angeles. 
La sua canzone più famosa intitolata San Francisco (Be sure to wear flowers in your hair) non fa parte di quella lista citata nel libro Caffè Trieste di Olga Campofreda che stiamo scorrendo già da qualche settimana. 
Pur essendo un brano che  parla di San Francisco, della sua gente, del mood californiano negli anni sessanta manca stranamente dal volume della Campofreda. 
Uscita nel 1967, divenne immediatamente un successo a livello mondiale, tanto che furono vendute oltre 7 milioni di copie del singolo. E probabilmente, anche voi la conoscete già. 
Se però non l'avete mai sentita - un po' invidio per questo primo ascolto - e vi dico subito che vi resterà incisa nel cuore. 



Le parole sono queste:

If you're going to San Francisco
Be sure to wear some flowers in your hair
If you're going to San Francisco
You're gonna meet some gentle people there

For those who come to San Francisco
Summertime will be a love-in there
In the streets of San Francisco
Gentle people with flowers in their hair

All across the nation such a strange vibration
People in motion
There's a whole generation with a new explanation
People in motion people in motion

For those who come to San Francisco
Be sure to wear some flowers in your hair
If you come to San Francisco
Summertime will be a love-in there

If you come to San Francisco
Summertime will be a love-in there.

La prima volta che l'ho sentita, stavo per venire qui a San Francisco in vacanza. Era il 2010. Ricordo di aver guardato questo video per farmi un'idea di quello che mi aspettava qui in California. Cercavo di capire che cosa avremmo visto, dove saremmo potuti andare, che cosa valeva la pena di visitare in città. 
Di certo non potevo immaginare che due anni dopo ci saremmo trasferiti qui e la nostra meta delle vacanze sarebbe diventata la nostra città. 
Ancora oggi, quando riguardo questo video e riascolto le parole di questa canzone, mi rivedo di fronte al computer di casetta e rivivo le stesse emozioni provate, guardando scorrere per la prima volta questa serie di immagini. Ciò che è cambiato è che ora conosco bene i luoghi di cui parla  Mckenzie e che vengono mostrati in questo video e, ad essi, lego inevitabilmente nuovi ricordi che mi parlano della nostra nuova vita qui.

Grazie Scott per avermi presentato San Francisco: di gente gentile effettivamente ne ho incontrata lungo le strade e qualcuno aveva davvero dei fiori intrecciati tra i capelli... 
Alla prossima,
Sabina  
.

mercoledì 15 agosto 2012

Lust for Life: l'erba del vicino

Eccoci qui con la settima canzone dei Girls. Penserete ad un errore di battitura: "Forse voleva dire delle Girls"... e invece no, volevo proprio dire dei Girls
Questa band dal nome piuttosto fuorviante è formata infatti da un cantante-cantautore, Christopher Owens, e da un bassista-produttore, Chet JR White, entrambi di sesso maschile. Il primo, un texano naturalizzato californiano e il secondo, proveniente da Santa Cruz, poco più a sud di San Francisco. Non so perchè abbiano scelto di dare questo nome alla loro band ma di girls effettivamente se ne vedono tante in questo video, di vestite e di meno vestite. Ad ogni modo, ascoltiamoli e ciò che vi posso suggerire è di godervi gli scorci cittadini! La canzone, prendetela per quella che è... niente di entusiasmante dal mio punto di vista ma attendo curiosa le vostre opinioni!



Interessanti le parole e ricche di spunti:

Oh I Wish I Had A Boyfriend
I Wish I Had A Loving Man In My Life
I Wish I Had A Father
And Maybe Then I Would Turned Out Right
But Now I'm Just Crazy I'm Totally Mad
Yeah I'm Just Crazy I'm Fucked In The Head
And Maybe If I Really Tried With All Of My Heart
Then I Could Make A Brand New Start In Love With You


Oh I Wish I Had A Sun Tan
I Wish I Had A Pizza And A Bottle Of Wine
I Wish I Had A Beach House
Then We Could Make A Big Fire Every Night
Instead I'm Just Crazy I'm
Totally Mad
Yeah I'm Just Crazy I'm Fucked In The Head


And Maybe If I Really Tried With All Of My Heart
Then I Could Make A Brand New Start In Love With You

Tutto sommato, è una tendenza che abbiamo un po' tutti quella di volere ciò che non abbiamo, di vedere solo ciò che manca e di notare l'erba del vicino, insomma, che è sempre più verde. 
Credo sia nella natura umana il confronto. Non deve però diventare un'ossessione... 
Io credo che il confronto sia anzi un prezioso strumento, che va usato con ponderazione, una motivazione, una spinta a trovare il meglio per noi stessi. Se sentiamo di non avere ciò che vorremmo, forse dovremmo andarcelo a prendere... forse dovremmo fare un passo in più per cercare di ottenere ciò che sentiamo che manca alla nostra vita, con coraggio e fiducia. Tutto sta nel capire di che cosa sentiamo la mancanza, nel riempire i polmoni d'aria con un bel respiro profondo e nel decidersi a cambiare qualcosa, dentro o fuori di noi. 
Non voglio cadere nello scontato, ma è meglio ricordarlo: la vita è solo una; il tempo che abbiamo a nostra disposizione è davvero poco e ogni istante, ogni battito del nostro cuore dovrebbe essere ritenuto un'occasione da non sprecare. Possiamo passare la vita a lamentarci di ciò che non abbiamo, di quello che vorremmo fare, di chi vorremmo essere, ma che senso avrebbe? Non potremmo piuttosto impegnare quel tempo in qualcosa di meritevole che ci permetta di prendere in mano la nostra vita e di migliorarla, restituendoci un'immagine di noi stessi quanto più simile a quella che vorremmo? 
A questo dovrebbe servire il confronto, credo. Non a far nascere la gelosia dentro di noi, ma a far crescere uno spirito positivo e attivo dentro di noi. 
Ci sarà sempre qualcosa che manca, qualcosa che non pensavamo andasse così com'è andata, ma forse avrebbe più senso impegnarsi a cercare le possibilità che abbiamo davanti, vedendo il lato buono delle cose, godendo di ogni minuto che ci viene donato per non avere rimpianti, per essere ciò che vorremmo essere e che possiamo sempre diventare!
Prendo nota anch'io.
Alla prossima,
Sabina   

Laugh laugh... e North Beach

Oggi per il ferragosto, vi voglio presentare i Beau Brummels, un'altra band formatasi a San Francisco nella prima metà degli anni Sessanta. Il gruppo in questione fu scoperto da Sly Stones di cui parlavamo ieri e che al tempo lavorava per la casa discografica Autumn Records. E proprio con il singolo Laugh, Laugh, i Beau Brummels debuttarono e divennero famosi in America. Le teenagers impazzivano per loro. 
Nel 1965, raggiunto l'apice del successo, i protagonisti del gruppo comparvero anche nel cartone animato dei Flintstones. Ecco spiegato l'arcano mistero!
Ma lasciamo la parola alla loro musica che qualcosa ha da dire...


Come non pensare ai Beatles ascoltanto questo gruppo e soprattutto guardando il loro video? 
In effetti, forse non a caso, divennero famosi proprio nel periodo della Beatles-mania, come del resto conferma anche il loro stesso sito
Anche se spesso furono presi per britannici... la voce solista, quella di Sal Valentino (ovvero Salvatore Willard Spampinato) ha invece origini italiane: il cantante veniva da North Beach, il quartiere italiano di San Francisco dove proprio lo scorso weekend siamo stati in occasione della Festa coloniale italiana
Il festival organizzato dalla San Francisco Italian Athletic Club Foundation ha avuto luogo in Stockton Street nei pressi della Saints Peter and Paul Church una chiesa che è diventata famosa dopo il matrimonio tra Joe DiMaggio e Marilyn Monroe. I due si sposarono al municipio di San Francisco, perchè entrambi già divorziati, ma fu proprio davanti a questa chiesa che fecero alcune foto che resero inevitabilmente famoso questo luogo.
 
La festa coloniale dello scorso weekend, per quel che diceva il sito, si proponeva di celebrare la cultura italiana e italo-americana presente in città ormai da diverse generazioni.  
Sinceramente però mi aspettavo qualcosa in più dall'unico festival italiano di San Francisco!

Sul sito relativo all'evento si promettevano delizie culinarie provenienti dalla penisola - pizza, cannoli siciliani, olio e parmigiano - da gustare in loco e da acquistare per la gioia di tutti gli emigrati. 
In realtà, non vi era gran che, e siamo riusciti a racimolare solo una bottiglia di aceto balsamico proveniente da Modena per la modica cifra di 14$. D'altronde, cosa non si è disposti a dare pur di avere un po' di buon aceto sulla propria insalata? 
Ma al di là di questo, che comunque è solo un dettaglio, ciò che mi ha intristito di più di questa festa è stata l'impressione generale che ne ho ricevuto. Pareva infatti che l'Italia dovesse apparire esclusivamente come la patria di pizza, spaghetti e mandolino, uno stereotipo che sento piuttosto stretto. 
E poi, tutto sembrava surreale e poco sincero. I negozianti pur vendendo prodotti importati dall'Italia - ma generalmente con etichette americane applicate - parlavano americano, talvolta con uno strano accento che lasciava intuire un qualche rapporto - anche se alla lunga - con l'Italia. Ma appena si approfondiva un po' la questione, subito si scopriva che il legame con l'Italia era molto debole. 
Insomma, mi è sembrato che la conoscenza del nostro Paese fosse molto superficiale. Mi hanno fatto una gran tristezza pure i balli "tradizionali". 
Ma come? I ballerini sono vestiti da sardi e ballano la mazurca romagnola? Ecco qui che cosa intendo dire:

Insomma, è proprio questa l'immagine più rappresentativa della nostra bella Italia?
Sinceramente ho apprezzato di più quei banchetti che mettevano  in mostra le cartine geografiche: mi sembrava avessero minori pretese e destassero comunque la curiosità dei passanti che mi pareva andassero alla ricerca di nomi già noti, forse di quei luoghi esplorati da poco o da molto tempo, oppure di città ancora da visitare.
Alla prossima canzunciella,
Sabina    


lunedì 13 agosto 2012

Hot fun in the Summertime

Siamo arrivati a quota 5 con la hit parade delle canzoni legate a San Francisco. Ed effettivamente, quale titolo potrebbe più adatto a questo particolare momento dell'estate che ci vede avvicinarci velocemente a Ferragosto? 
Ecco quindi per voi Hot fun in the Summertime degli Sly & The Family Stone.

La band originaria di San Francisco è stata prolifica tra il 1967 e il 1983. Era guidata da Sly Stone, musicista e cantautore, che iniziò la sua carriera come disc jockey lavorando presso la radio locale KSOL, una stazione radio che trasmette dal 1948. 
Sly Stone lavorò anche come produttore per la casa discografica Automn Records seguendo alcune delle band dell'area di San Francisco, come ad esempio The Mojo Men, che ormai conoscerete benissimo! 
Nel 1967 Sly Stone, con alcuni membri della famiglia e amici, fondò quella che ancora oggi viene considerata la prima rock band americana in grado di portare avanti, con una certa coerenza, un progetto multi-genere riuscendo a far convivere rock, funk, soul e  musica psichedelica.

La canzone Hot fun in the Summertime che celebra i giochi e i divertimenti estivi venne registrata nel 1969 e fu distribuita alla vigilia della performance della band niente-popò-di-meno-che a Woodstock. Il singolo ottenne naturalmente un grandissimo successo. 

E voi? Che cosa prevedete di fare nei prossimi giorni? Con quali giochi vi intratterrete in queste torride giornate d'agosto? 
Non ditemi che il caldo vi attanaglia e la vostra mente non riesce ad immaginare nient'altro che un po' di refrigerio perchè sinceramente, faccio davvero fatica ad immaginarlo: io sono qui con pile e copertina! 
Nonostante questo però, nella Maison jaune fervono i preparativi per il prossimo divertimento estivo, se di divertimento si può veramente parlare... 
Per il prossimo weekend abbiamo infatti previsto qualche giorno in campeggio con un gruppo di amici di vecchia e di nuova data, del tutto internazionale. Acquistati di recente tenda - abbastanza alta da contenere il gigante buono e la sottoscritta (claustrofobica nelle tende canadesi) - materasso gonfiabile, scarponi e calzettoni, zaini, bicchieri ripiegabili che ricordano molto quelli rotondi che si chiudevano su se stessi e che tanto ci piacevano da bambini negli anni Ottanta... ci apprestiamo a fare il nostro primo ingresso al parco nazionale dello Yosemite! Sono curiosa di visitare questo luogo dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, che all'anno registra circa 3 milioni e mezzo di visitatori!
Ci prepariamo all'ascesa del monte ventoso, petrarchescamente parlando, e in particolare alla scalata dell'Half Dome. Si tratta della cima più alta che svetta sulla valle dello Yosemite di 2696 metri (ovvero 8840 piedi, per dirla all'americana). Una vera impresa, perchè si tratta di una scarpinata di 12 ore e la cosa mi spaventa non poco visto che non sono molto abituata alle passeggiate serie in montagna... 
Ad ogni modo, ci si proverà. 
Io conto di portarmi un bel libricino da leggere al sole, in caso di ritirata. Se poi dovesse succedere che, presa dall'euforia e sull'onda dell'entusiasmo, si riuscisse a raggiungere la meta, ben venga: il librettino resterà in saccoccia. 
Credo che in ogni caso ci sarà modo di godersi il paesaggio, le numerose cascate che incontreremo lungo il sentiero e l'aria buona di montagna!  
Alla prossima,
Sabina


giovedì 9 agosto 2012

Chapters by Sonny & The Sunsets

Di capitoli si parla questa volta, con la quarta canzone che vi presento, che fa parte di un recente album di Sonny & The Sunset uscito nel 2010 e intitolato Tomorrow is alright. Un gruppo giovane nato nel 2009, a capo del quale vi è Sonny Smith che bazzica a San Francisco dal 2006 pur non essendo originario di qui. 
La canzone mi piace, la potrei definire... briosa. E si ascolta volentieri.
 
Se avete apprezzato Sonny & The Sunsets e volete ascoltare altre canzoni, ecco qui il link relativo alla loro discografia, con alcuni pezzi disponibili per l'ascolto. 

Il titolo del brano mi ha fatto pensare che di capitoli nella vita ce ne sono tanti. Si tratta di capitoli ancora da scrivere, o di capitoli pronti ad essere chiusi. Ma non voglio parlarvi di questo oggi. 
Mi sono ricordata di quando, da bambina, immaginavo il momento in cui mi sarei presentata di fronte a Dio, dopo la morte, e ve lo voglio raccontare, perchè sempre di capitoli si parla. 
Immaginavo la classica scenetta in cielo, con tante nuvole bianche attorno, e Dio con un lungo abito candido e una ancor più lunga barba bianca. Io, con la mia bella tunichetta, mi avvicinavo a lui pronta al giudizio. Lui se ne stava dietro ad un bancone alto e davanti teneva un libro gigante aperto. Al mio arrivo cercava il capitolo relativo alla mia vita. Sfogliava il libro, pagina dopo pagina, e sul suo volto leggevo di volta in volta un discreto compiacimento - per le mie buone azioni, pensavo - poi delusione - per le mie cattive azioni, pensavo; poi un rapido cenno di ammirazione - per le mie prodezze, pensavo. Scorreva quelle pagine lentamente per capire da che parte mi doveva mandare, e io me ne stavo lì sotto a quel banco così alto, in silenzio, in attesa di un suo gesto o delle sue parole. 
Quando poi si sono cominciate ad usare le videocassette, ho iniziato a ripensare alla stessa scena con alcune lievi variazioni. Credevo che a quel punto Dio avrebbe fatto decisamente prima a rivedersi le immagini salienti della mia vita in tv con una videocassetta da infilare nel videoregistratore al mio arrivo. Così immaginavo lo stesso setting: cielo, tante nuvole bianche attorno, e Dio con un lungo abito bianco e una ancor più lunga barba. Io, con la mia bella tunichetta mi avvicinavo a lui pronta per il giudizio. Lui prendeva il telecomando e accendeva la tv e il videoregistratore. Poi cercava tra le tante videocassette la mia, facendo riferimento ad un registro, e una volta trovata, la infilava nel videoregistratore e insieme la scorrevamo alla ricerca dei capitoli salienti.  Con lo sguardo rivolto verso il televisore però non riuscivo a vedere le sue espressioni. Ma in compenso, mi godevo lo spettacolo, rivivendo tutte le emozioni provate: gioia, eccitazione, tristezza, paura, felicità pura. E risentivo le voci di tutte le persone che erano state parte della mia vita, le rivedevo, le riabbracciavo tutte, cosa che mi pareva alquanto bella. Risentivo il loro affetto e mi piaceva. Così la paura del giudizio svaniva del tutto.
Non ho ancora fatto il passo successivo sebbene ormai di videocassette e di videoregistratori ce ne siano pochi in giro. Dio potrebbe forse usare un lettore dvd e vedere la mia vita su una sottile tv al plasma fissata ad una nuvola. Oppure potrebbe usare un proiettore e mostrarmi la mia vita proiettata su una nuvola particolarmente liscia. Oppure magari, per fare prima, ed evitare di tenere sempre a disposizione dvd, lettori e proiettori, potrebbe prendere il suo i-pad divino e mostrarmi solo i guai che ho combinato. Penso quindi, inevitabilmente, all'epica rincorsa dell'anguria lungo la discesa del parcheggio del residence di Marilleva insieme a mia cugina Chiara e vedo il nonno Giovanni che raccoglie i pezzi dell'anguria da sotto il palo di cemento sul quale si è schiantata, dicendo "Beh, dai: così è già tagliata a pezzi". Grande nonno! 
E sono certa che anche Dio se le farebbe due risate con questa scenetta.
Alla prossima divagazione,
Sabina   
 

mercoledì 8 agosto 2012

Something bad: la vera storia dei Mojo Men

E siamo a quota 3. 
Ma come di cosa? 
Siamo alla terza delle canzoni che ci parlano di San Francisco!  
Non hai ancora capito a che cosa mi riferisco? Fissi lo schermo del tutto inconsapevole di quanto accaduto nei giorni passati nel mio blog? 
Beh, sei pregato di leggerti gli episodi precedenti, precisamente a partire dal lunedì 6 agosto, grazie. 
Ti suggerisco però non dire a nessuno che non sei aggiornato sulla facenda! Ti assicuro che faresti una brutta figura, con me specialmente. 
Per tutti gli altri, quelli che sanno bene di che cosa sto parlando, o miei fedelissimi lettori, eccovi la nuova canzone della serie: si tratta di Something bad dei Mojo Men. 

Vedo le vostre espressioni perplesse. 
Non vi starete mica chiedendo chi sono i Mojo Men, spero! Davvero non li avete mai sentiti nominare? Mai, ma proprio mai?

E come pensate di poter continuare a vivere così, in questo stato di perfetta ignoranza? Sappiate, che... chè chè ne dica Leopardi, l'ignoranza non paga e rimanere ignoranti non aiuta ad essere più felici. O almeno di questo mi sono convinta per giustificare i numerosi anni di studio per laurea, post lauream e post-post-lauream. 
Tutto questo per dire che non potete non sapere chi sono i Mojo Men e per questo, ci sono qui io ad illuminarvi.
Pronti all'ascolto? 
Prima però vi devo dire che da quando li ho scoperti, io non posso più farne a meno, quindi dovete sapere che da questo ascolto, non si torna indietro: la via del non-ritorno, insomma, per essere chiari... 
Suggerisco solo ai più caparbi e coraggiosi di procedere, cliccando sul video. Ora, lasciatevi inebriare dal ritmo dei Mojo Men.


Un piacevole ritorno agli anni Sessanta, eh? 
Adesso vi posso spiegare chi sono questi Mojo Men, se anche voi, come del resto la sottoscritta, eravate completamente all'oscuro dell'esistenza di questo gruppo. 
La definiscono una delle prime band psichedeliche di San Francisco. Squadra locale insomma, che cominciò rockeggiando per poi passare direttamente al pop psichedelico. Erano gli anni giusti tutto sommato, no? E a me infatti hanno ricordato molto i mitici Beatles, anche se, ad essere sinceri, mi pare che i Mojo Men non reggano il confronto. 
Il gruppo non ebbe grande successo in California e, dopo aver cambiato un paio di volte il nome della band, sempre con troppa poca fantasia - da The Mojo Men a The Mojo e poi solo Mojo - si separarono, mettendo fine a questo breve ma intenso episodio musicale sanfranciscano. Something bad: un titolo davvero profetico per loro. Che se la sentissero?
Vi prego, non chiedetemi che fine hanno fatto, se sono ancora vivi, se ancora si dilettano a musicare nel garage di casa o se hanno fatto la fine del protagonista di Mamma ho perso l'aereo che è comparso su tutti i giornali qui in America la settimana scorsa per i suoi trascorsi da eroinomane. 
Non lo so davvero, e forse, non lo voglio nemmeno sapere. 
Mi chiedo però se qui a San Francisco siano conosciuti e se ci sia ancora qualcuno che canticchia le loro canzoni in auto o sotto la doccia... 
Dite che lo dovrei scoprire? O è meglio non sapere? 
Nel dubbio, comincio a pensare alla prossima canzone,
Sabina

martedì 7 agosto 2012

Coming back: frammenti di una città

Eccoci qui con la seconda delle canzoni legate a San Francisco che Olga Campofreda include nel suo libro Caffè Trieste. Ricordate la lista di cui ho cominciato a parlarvi ieri, no? 
Questa volta si tratta della canzone Ever Thought of Coming Back di Kelley Stoltz. Nel video, solo qualche frammentaria visione della città di cui godere ma tutto sommato la canzone, si fa ascoltare.


Pensavo al ritorno. E mi chiedevo che cos'è un ritorno, se esiste veramente il concetto di "ritorno". 
Mi viene da pensare che un ritorno potrebbe essere in realtà considerato un nuovo arrivo, più che un ritorno vero e proprio. Quando si torna, in realtà, si è sempre un po' diversi da ciò che si era quando si è partiti e per questo motivo mi sembra che si dovrebbe parlare di un nuovo arrivo, più che di un ritorno. 
La vita ci cambia giorno dopo giorno, momento dopo momento, e non credo ci sia nulla in grado di esimersi da questa naturale evoluzione dell'essere. Per questo mi piace pensare che esistano tanti arrivi - e pochi ritorni. 
Mi sembra sia piuttosto difficile riuscire a tornare nello stesso punto, insomma. La vita è un non-ritorno. E forse per questo ad ogni nuovo arrivo (o ritorno, che dir si voglia) segue un periodo di assestamento più o meno lungo che ci fa rientrare lentamente nella nostra quotidianità, con spirito sempre nuovo. 
Ma chissà, magari è solo che oggi mi viene da pensarla così. Tutta colpa di Kelley Stoltz, accidenti!
Alla prossima canzone che genera riflessione,
Sabina
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