venerdì 25 agosto 2017

Vita di quartiere a Los Angeles

Quando ci siamo trasferiti a Los Angeles ero molto sospettosa. Mi avevano detto che i californiani del sud sono diversi da quelli del nord (e di San Francisco in particolare). Mi avevano detto che quelli del sud sono decisamente meno diretti, più falsi, sorridono ma poi ti fregano... 
Così le mie prime interazioni i losangelini sono state piuttosto rigide, segnate da questi pregiudizi iniziali. 
Per settimane, forse mesi, sono sempre stata sul chi va là con chiunque provasse ad avvicinarsi. 
Un giorno pero', camminando con mio figlio lungo la strada di casa, siamo stati fermati da un bambino che giocava con la sua nanny in giardino. I bambini hanno cominciato a giocare insieme e siamo stati invitati ad entrare: prima nello front yard... poi nel back yard, assecondando il desiderio dei bambini. 
Poi è arrivato anche il papà del bambino e siamo stati invitati ad entrare in casa. Ma io non me la sono sentita: non volevo essere scortese ma allo stesso tempo non mi sentivo a mio agio nell'entrare nella casa di persone che avevo appena incontrato. Mi sono anche sorpresa molto di questa benevola accoglienza.
Qualche giorno dopo, lo stesso papà ci ha invitati alla sua festa di compleanno, organizzata alla sera nel loro giardino per festeggiare i suoi 40 anni. Non ci siamo tirati indietro sebbene io fossi stupita dall'invito. Anzi, ci siamo muniti di una bottiglia di vino da portare e abbiamo trascorso la serata nel loro back yard insieme a tanti loro amici, ed è stata una piacevole serata!
Nello stesso modo abbiamo incontrato molte delle famiglie con bambini del nostro quartiere. Vuoi il bel tempo, vuoi le serate estive che ci spingono a girovagare nel tardo pomeriggio... fatto sta che finiamo sempre per fare amicizia con qualcuno. Si tratta sempre di "amicizie all'americana" - un po' superficiali e circostanziali come vi raccontavo tempo fa qui - ma tutto sommato, sempre di conoscenze amichevoli si tratta! E onestamente, quando sei nuovo nel quartiere e non conosci proprio nessuno in città, certe cose fanno piacere! 
All'inizio continuavo a chiedermi che cosa mai ci fosse dietro a tutta questa gentilezza ma ad un certo punto ho smesso e ho iniziato a pensare che, qualunque cosa ci fosse dietro, risultava buona lo stesso per tutti noi, rendendo meno duro il nostro inserimento nella nuova città e nel quartiere.
Destino ha voluto che sempre lungo una delle strade del quartiere incontrassi anche una ragazza italiana che ha un bambino di un anno. Anche con lei è stata una cosa strana: ero andata a prendere mio figlio all'asilo e mentre stavo entrando in macchina, una delle maestre mi ha richiamata per presentarmi questa mamma che le stava chiedendo informazioni sull'asilo. Ne è nata una chiacchiera... poi ci siamo incontrate di nuovo davanti all'asilo perché lei vive lì vicino... una, due, tre volte. Fino a che ci ha invitati al primo compleanno del figlio e in quella festa credo di aver trovato un'amica (e pure una babysitter, ma questa è un'altra storia!). 
L'impressione che mi sono fatta quindi è che qui nel sud della California le persone siano più aperte e più "affettuose" che a nord. Si tratta sempre di americani, eh, quindi l'affetto che possono dimostrare non è di certo quello che troveremmo nel nostro sud Italia... ma apparentemente risulta più marcato rispetto al nord della California! 
Anche al supermercato mi è capitato che mi dicessero cose che a San Francisco non mi ero mai sentita dire: complimenti spassionati da donna a donna che pero' mi hanno sorpresa! E' come se si permettessero un po' di più... Lo stesso vale per quello che fanno vedendo Lenticchia nel passeggino: dopo aver chiesto quanto ha, se sono particolarmente presi dalla bimba, allungano le mani per toccarle piedi, gambe, mani o viso. A me i complimenti a lei rivolti fanno molto piacere ma preferirei non la toccassero troppo, specialmente quando siamo in giro! Così ho dovuto cominciare a parare i colpi, spiegando che non vorrei si prendesse qualcosa ora che ancora non ha tutti i vaccini fatti... Insomma, quel che mi sembra è che qui gli americani osano un pochino di più, nel bene e nel male! :-/


 

martedì 11 luglio 2017

E' nata Lenticchia!

Lenticchia è nata l'11 giugno 2017 alle 10:04 del mattino! 
E' venuta alla luce esattamente un mese fa in un ospedale del downtown di Los Angeles con parto cesareo, dopo 24 ore di travaglio. Alla nascita pesava 4,440 kg ed era lunga 55 cm. 
Ma a parte questi numeri che dicono sì qualcosa di lei ma mica tutto, voglio dirvi che Lenticchia è una bambina meravigliosa! Lo so, io sono la mamma e si sa che la mamma è di parte perché è l'amore incondizionato a parlare a suo nome... ma è così, lasciatemelo dire: Lenticchia è proprio una bambina meravigliosa... la mia bambina meravigliosa! 
Lenticchia ha una boccuccia di rosa, un nasino a patatina, capelli scuri a coprirle la testa, gambe e mani lunghe e affusolate e due piedini dalla pianta sottile e delle ditina dei piedi che sono uno spettacolo. 
Ha due occhietti vispi e le guance... beh, le guance sono degne di quelle di suo fratello
Pian piano, grazie al latte di mamma, braccia e gambe si stanno riempiendo di grinze di ciccia e sono tutte da mangiare!
L'altra cosa speciale di Lenticchia è che la sua pelle profuma di neonato... un profumo che non ricordavo più... e la sua bocca sa di latte... ed io non mi stanco mai di annusarla, guardarla, coccolarla, stropicciarla...
Le nostre giornate passano così, l'una attaccata all'altra, giorno e notte. Le nostre ore sono scandite dalle poppate, dai ruttini e i rigurgiti, dai pianti e dai sonnellini più o meno lunghi. I sorrisi sono legati alle poppate ma stanno cominciando a nascere sulle sue labbra e nei suoi occhi anche in momenti indipendenti: a volte arrivano così, all'improvviso e mi illuminano il cuore. In quegli istanti sono in balìa della magia dell'essere mamma.
Per me è strano essere tornata all'inizio di questa avventura da mamma: abbiamo ricominciato da capo, dal Day 1, ma in qualche modo, tutto sembra essere nuovo. 

Io non sono più la persona che ero tre anni e mezzo fa quando nacque Tegolina. Ed è evidente che Lenticchia è un'altra persona. Tant'è che giorno dopo giorno stiamo imparando a conoscerci. E giorno dopo giorno il mio amore per lei si fa più grande. E ogni giorno questa avventura da genitore alla seconda esperienza mi offre emozioni che sono vecchie e nuove allo stesso tempo. E' un po' come ritrovare delle sensazioni che si hanno avuto, pur rendendosi conto che sono diverse e che in questo momento della mia vita assumono significati diversi. E' praticamente ciò che è successo in tutta questa seconda gravidanza che mi ha riportato a vivere una quotidianità familiare con la pancia che cresceva e si è dimostrata al contempo completamente differente sin dall'inizio. E' evidente che questa seconda volta è un'altra storia... ed è un'altra me a viverla.
Durante la gravidanza temevo di non amarla tanto quanto Teg perché lui è il mio amore grande grande, come gli dico sempre. Ma poi è bastato uno sguardo a Lenticchia, il primo sguardo che le ho rivolto in sala parto quando il chirurgo l'ha sollevata oltre il telo dell'operazione e mi sono innamorata perdutamente di lei. Le lacrime hanno cominciato a scendere e la gioia intensa e profonda hanno preso il sopravvento.
Ci sono due bambini ora tra le mie braccia, due bambini che in modo diverso l'uno dall'altro hanno bisogno di me. Due bambini che richiedono la mia presenza fisica ed emotiva. Due bambini che vogliono la mia attenzione, la cura e le mie coccole. E il mio cuore si è espanso per accogliere l'amore incondizionato che provo per ognuno di loro. Le mie braccia si sono fatte più larghe - e più forti - per abbracciarli entrambi allo stesso tempo. 

Non potevo immaginare sarebbe stato così prima che accadesse, prima che diventasse reale. Ora reale lo è: siamo in 4! 
E Lenticchia è una bambina meravigliosa...


 


giovedì 6 aprile 2017

Vacanza a San Francisco

Tornare a San Francisco da ospite, dopo averci vissuto per 4 anni e mezzo, è stato strano... intenso, bello e difficile allo stesso tempo!
Welcome to San Francisco dice l'hostess al termine dell'atterraggio all'aeroporto SFO International ed io sento salirmi nel cuore una valanga di emozioni ma quella predominante è sicuramente legata al pensiero che finalmente sono tornata... a casa! 
Poi non va esattamente così. O per lo meno, non è andata così come mi aspettavo. 
San Francisco, Crissy Field Beach
Per certi versi è stato come tornare in Italia: conosci a memoria quelle strade che attraversi, ad ogni angolo della città colleghi un ricordo, una persona in particolare, un evento successo nel tempo che hai trascorso lì. Ti sembra di esserti riappropriata dei tuoi spazi, della tua vita! E tutto sembra facile perché già lo conosci, perché è come se la tua macchina andasse avanti da sola senza bisogno di essere guidata e tu non hai bisogno di seguire ciecamente il navigatore perché quelle strade le conosci talmente bene che potresti tranquillamente chiudere gli occhi e procedere dritta. L'impressione è che tu non debba neanche pensare o preoccuparti troppo perché il tuo cuore e la tua testa sanno benissimo dove vogliono andare. 
San Francisco, Conservatory of Flowers
Ahhhh... la bellezza che ti riempie di nuovo gli occhi; il sole caldo che ti accoglie e ti riscalda la pelle, mentre la brezza fresca che arriva dritta dalla Baia ti rinfresca risultando particolarmente piacevole con una pancia da settimo mese di gravidanza! 
Ritrovi i tuoi luoghi, le tue esperienze, gli amici a cui sei legato e che sono rimasti a San Francisco; e ad ogni incontro le emozioni risultano così forti che tendono quasi a portarti via, dentro ad un turbine di coccole e felicità in cui è proprio bello perdersi. 
"Sì, è come essere di nuovo a casa!" pensi. E l'impressione è che tu abbia ricominciato a respirare dopo essere stata in apnea per mesi a Los Angeles...
La lista dei posti che vuoi rivedere è lunghissima e la manciata di giorni che hai a disposizione potrebbe non essere sufficiente... non sarà sufficiente infatti per ritrovarli tutti. Ma in fondo sai che ti stai godendo ogni istante comunque e quello che non riuscirai a fare questa volta potrà magari diventare la scusa per tornare ancora... e ancora. 
San Francisco, Baker Street & Fulton Street
Questa città mi ha rubato il cuore, per sempre. Ora lo so, ne sono certa. 
Riesco anche a tornare alla Maison Jaune, solo al secondo tentativo pero', perché al primo, il dolore di aver perso quel luogo così caro mi ha sopraffatta e non sono riuscita neanche ad avvicinarmi. Ritrovo la mia casa bella come sempre ma è anche un po' distante. La ritrovo abitata da qualcun altro. La ritrovo con i nostri cognomi ancora scritti sul campanello ma non più sulla buca delle lettere. La ritrovo in parte diversa e in parte uguale. La ritrovo senza le chiavi che potrebbero restituirmi la mia vita lì dentro... e all'improvviso diventa chiaro che io, a San Francisco, ora sono solo un ospite. Un ospite innamorata, che ha fatto di questa città la sua seconda casa, ma che poi l'ha persa quella casa e ora deve fare i conti con questa amara verità. Mi sento un ospite ancora curiosa e desiderosa di vivere a pieno quei luoghi che mi mancano così tanto a Los Angeles. Un ospite felice di essere di nuovo a zonzo per la sua amata città. Ma pur sempre un ospite... E questo diventa particolarmente evidente quando rientriamo nelle case degli amici che ci hanno ospitati in questa breve vacanza, offrendoci un tetto accogliente sotto cui stare. Sono comunque spazi a me poco familiari e per quanto calorosi e attenti siano i nostri amici, io continuo a sentirmi un ospite qui. 
Realizzo che non so più dov'è la mia casa! Credevo fosse a San Francisco... e invece ora è chiaro che non è più lì. 
Mi prende a questo punto una profonda malinconia e mi sento completamente spaesata nel non sapere più a quale luogo io appartenga...
Decido di continuare a vivere questi giorni di vacanza con gli occhi innamorati di chi colleziona ricordi e immagini da portarsi via. E lo faccio con un misto di gioia e amarezza perché è meraviglioso essere tornata ma è terribile sentire di non appartenere più a San Francisco come un tempo. 
Ritrovo i miei ristoranti preferiti, il playground dove Tegolina ed io siamo cresciuti insieme, lui da bimbo ed io da mamma, e visito insieme a lui nuove parti della città e della East Bay, perché qui non si finisce mai di scoprire. Guido con piacere, ritrovandomi davanti viste mozzafiato sulla baia, con la luce accecante di un giorno nitido o con la luce che filtra attraverso la classica nebbiolina che sale dall'oceano. E' una sorpresa continua, pur nella familiarità di quei luoghi. "Quanto mi sei mancata San Francisco!" mi ritrovo a dire più e più volte.
Vedo correre Teg insieme alle sue amichette. Lo vedo crescere insieme a loro, giocare con intensità, brillare di felicità. E il mio cuore si riempie istante dopo istante... Nel frattempo io ho le chiacchiere con le amiche e le confessioni delle mamme che si barcamenano tra casa, bambini, lavori reali e potenziali. Si parla della difficoltà di far quadrare tutto e della fatica che si fa vivendo dall'altra parte del mondo senza aiuti a disposizione. Sottolineamo quanto sia bello essere di nuovo insieme e ritrovare l'aiuto l'una dell'altra!
E poi è di nuovo il tempo dei saluti, quel tempo che porta con sè la paura del distacco e la malinconia di un altro arrivederci detto sottovoce. Ci si abbraccia forte, con la promessa di rivedersi presto... e si va via, lanciando un ultimo sguardo a quel parco assolato che si è riempito di risatine a piedi nudi. 
Ciò che proprio non mi aspettavo è che una volta rientrata a Los Angeles, avrei aperto la porta de LA Villa e l'avrei trovata rassicurante e familiare. Non è ancora la mia casa, non la sento come tale dopo solo qualche mese qui, ma di certo qualcosa è cambiato dopo questo viaggio... qualcosa è scattato dentro. E la quiete di questa nuova casa, così grande e spaziosa, che forse prima mi inquietava un po', ora mi appare come un'oasi. Non è ancora del tutto mia o nostra ma lo sta diventando piano piano...

giovedì 16 marzo 2017

Lenticchia

Sei stata concepita a San Francisco a metà settembre e da allora hai continuato a crescere in me, che nel frattempo passavo attraverso la tempesta che un cambio di vita porta con sè. 
Silenziosamente prendevi il tuo posto nel mio ventre mentre eravamo occupati a prendere decisioni più grandi di noi. E tu te ne stavi lì tranquilla anche quando quelle decisioni diventavano scelte concrete che avevano conseguenze nella vita reale.
Hawaii, Isola di Maui - Lahaina Beach
Sei venuta con noi alle Hawaii e proprio sull'isola di Maui hai cominciato a far percepire la tua presenza, in modo lieve ma costante. All'improvviso anche tu sei diventata reale, più reale di qualunque ecografia che avessimo visto sino a quel momento. Sei diventata parte della nostra quotidianità quando la nostra vita stava dentro a tre valigie e il resto se ne stava parcheggiato in un container, da qualche parte tra il nord e il sud della California. 
Poi ti sei trasferita insieme a noi a Los Angeles e qui, nella città in cui nascerai a inizio giugno, hai cominciato a farti forte e a mostrarti sempre più presente, giorno dopo giorno. 
Con la morfologica mi hai mostrato chi sei. Decisa a non muoverti troppo anche quando venivi pungolata a farlo, te ne stavi ferma in diagonale nella mia pancia e mi facevi sorridere anche di fronte a quella dottoressa che non era affatto simpatica. In quella occasione ho visto bene per la prima volta il tuo profilo, i tuoi piedini, le tue gambette lunghe. E il mio amore per te si è fatto più grande... 
Onestamente faccio ancora fatica a credere che tu stia arrivando nella nostra vita, Lenticchia. Faccio fatica a credere che diventerò mamma per la seconda volta, di un altro meraviglioso essere umano. Faccio fatica a credere che diventeremo genitori di nuovo, che ripartiremo dall'allattamento, dai pannolini della taglia più piccola e dalle tutine di cotone. Faccio fatica a credere che Tegolina diventerà il tuo fratello maggiore e sai, avrai la fortuna di trovarti accanto un fratello davvero speciale... sono felice per te e sono felice per lui. Faccio fatica a immaginare la rivoluzione che avverrà in questa casa al tuo arrivo e lo confesso, mi fa anche un po' paura perché si tratta di un altro cambiamento significativo nella nostra vita in un anno in cui di cambiamenti grossi ne abbiamo affrontati tanti. Continuo a leggere tanto per capire come posso fare per vivere al meglio questo passaggio e per essere pronta a darti il meglio di me quando sarai tra le mie braccia. 
Nascerai a Los Angeles tu ma spero che tu possa portare dentro un po' di amore anche per San Francisco. Magari mi aiuterai tu ad innamorarmi di questa nuova città come Tegolina è riuscito a fare con San Francisco. Magari sarà proprio grazie a te che comincerò a scoprirla davvero e ad apprezzarla in tutte le sue diverse sfaccettature. O magari no... non voglio darti questo compito ingrato: magari spetta solo a me tutto questo ma di certo ti porterò con me in questa scoperta!
Ho perso il conto delle settimane che passano e all'improvviso mi sono resa conto di essere entrata oggi nel settimo mese
Non ho più tempo per contare le settimane di gravidanza, per lo yoga prenatale, per i workshop sulla maternità che hanno segnato le tappe importanti della mia prima gravidanza... il tempo corre veloce, troppo veloce. 
Quel che è certo, cara Lenticchia, è che noi ti aspettiamo in questa nuova casa ed io sono davvero curiosa di incontrarti di persona e di scoprirti per quella che sei e per quella che giorno dopo giorno diventerai... 
 

mercoledì 1 febbraio 2017

Cercare casa a Los Angeles

Italiani. Con figlio treenne al seguito, pure!
Di certo non siamo partiti granché avvantaggiati nella ricerca della casa quando siamo arrivati a Los Angeles! E non lo dico tanto per dire... 
Generalmente gli americani amano gli italiani, amano il cibo italiano, amano raccontare delle loro vacanze in Italia o del sogno di andare in vacanza in Italia, un giorno, quando capiterà il momento giusto. Pero' non è detto che questo giochi a nostro vantaggio nella ricerca di una casa da affittare perché gli italiani, specialmente se arrivano direttamente dall'Italia, non hanno una storia del credito americana che tanto interessa a chi affitta una casa. Anzi di solito gli italiani non sanno neanche che cosa sia la storia del credito quando arrivano qui! 
Del resto siamo degli immigrati, c'è poco da fare. Ci troviamo in un Paese straniero di cui non conosciamo le regole e prima di naturalizzarci, succede che con tali regole ci scontriamo/incontriamo prima di farle diventare nostre. Infatti adesso so che cos'è la storia del credito e lo so da quando sono approdata a San Francisco e da quando mi sono scontrata con la frustrazione di cercare casa senza averne una.
Ma diciamola tutta. 
Quando cerchi una casa in affitto in California, non basta che la casa ti piaccia. Bisogna anche che tu piaccia al padrone di casa che mette in affitto la sua dimora (sempre che tu abbia la fortuna di incontrare il padrone senza passare per un'agenzia immobiliare che filtra le domande senza pietà alcuna). 
Poniamo caso che nella ricerca trovi una casa che risponde ai tuoi bisogni. Essenzialmente devi fare domanda per questa casa ed essendo il mercato immobiliare estremamente competitivo al momento, la tua domanda si sommerà ad altre domande, di altri che come te stanno cercando. Ti vengono chiesti i dati anagrafici, il numero di inquilini previsti ma anche gli estremi del conto bancario (e spesso anche l'ultimo estratto) e i dati della/e carta/e di credito, se ne hai. Cosa vogliono sapere esattamente? Se hai i soldi in banca per pagare l'affitto; se hai una buona storia del credito americana che ti sei costruito nel tempo vivendo negli States e pagando puntualmente alla banca le spese della tua carta di credito o debiti vari, e se sei mai andato in rosso (cosa, credo bruttissima). Vogliono sapere anche dove hai vissuto prima e contatteranno i tuoi precedenti padroni di casa per sapere che persona sei. Vogliono sapere che lavoro fai, dove, per chi lavori e contatteranno il tuo capo e vorranno anche vedere il tuo contratto di lavoro. Vogliono avere i contatti dei tuoi amici più fidati e li chiameranno per sapere qualcosa in più su di te e sulla tua storia. Insomma, ti fanno un bello screening!
Noi di domande così ne abbiamo consegnate parecchie da quando siamo arrivati a Los Angeles all'inizio di gennaio e molte hanno ricevuto una risposta negativa. Tra i motivi per cui ci hanno respinti c'è spesso stato il bambino. Ebbene sì: preferiscono avere single o coppie senza figli nelle case in affitto nel quartiere nel quale cercavamo. Perché mai? Perché i bambini rovinano le case, si sa! :-/ Com'è possibile che possa essere considerata una pecca avere un bambino?? Vabbeh... non fatemi dire altro.
Non sapremo mai se oltre a questo ci sia stato altro... se il fatto di essere italiani di origine abbia mai avuto un peso nella nostra mancata considerazione pur avendo un'ottima storia del credito maturata a San Francisco. Di sicuro non è un momento felice per gli immigrati negli States! E per quanto simpatici possano risultare gli italiani, di certo rimaniamo degli immigrati qui.
LA villa
Così, rifiuto dopo rifiuto, ci è finalmente arrivata una prima offerta per una casa per la quale avevamo fatto domanda e poi un'altra offerta ancora, ma nessuna delle due ci convinceva sul serio... 
Sull'orlo della disperazione, dopo tre settimane passate tra una sistemazione temporanea e un'altra, con tutte le valigie, le piante, e i giochi al seguito, ci è capitato di vedere un'altra casa. Una casa molto bella, nel quartiere che ci piace, ma anche piuttosto costosa per quello che era il nostro budget previsto. LA villa è una casa singola, con un bello spazio esterno e soprattutto... con una cucina spaziale, con un'isola centrale, cosa che è sempre stata nei miei sogni!! 
Abbiamo fatto domanda senza pensarci troppo, senza tanto credere che potessero sceglierci e invece, a sorpresa, il proprietario ci ha scelti! 
A meno di una settimana di distanza da quella conferma, siamo entrati in questa casa e ancora faccio fatica a crederci! Sono arrivate le nostre cose da San Francisco e gli scatoloni sono ancora parcheggiati qua e là in ogni stanza ma abbiamo tanto spazio disponibile e siamo riusciti a renderlo vivibile pur avendo ancora tanto lavoro da fare. 
Ci abbiamo messo quasi un mese a trovare e ora non mi par vero di poter riporre le nostre cose in maniera definitiva nei cassetti e di poter cenare seduti attorno al nostro tavolo di casa in questo ambiente che, a dire la verità, ancora non sentiamo come "casa". 
In molti mi chiedono se mi piace Los Angeles, se sono felice di essere qui. E io non so bene che dire perché la verità è che ancora mi sento stordita dallo sradicamento da San Francisco, dalle settimane meravigliose alle Hawaii di cui vi racconterò presto e dal mese faticoso che è seguito. Sento nostalgia della Maison Jaune e di San Francisco, mi mancano il vento e l'aria fredda, mi mancano le amiche che ho lasciato lì. Onestamente non so ancora bene dove mi trovo, fisicamente e spiritualmente... Cerco di fare ogni giorno qualcosa che mi porti più avanti nell'adattamento ad una realtà che non conosco, che non mi è familiare, che mi fa ancora tanta paura e nel frattempo mi lascio coccolare dal sole che scalda queste giornate, quasi a volermi far scaldare il cuore un po' intirizzito. 
Cambiare città significa cambiare abitudini, liberarsi delle proprie sicurezze per lanciarsi alla scoperta dell'ignoto ed è un processo faticoso che richiede tempo e coraggio oltre che pazienza. Pazienza nel non pretendere che tutto avvenga qui e subito ma nel dare tempo al tempo, preoccupandosi solo dei piccoli passi che ogni giorno possono essere fatti... me lo ripeto a sfinimento: chissà che prima o poi io riesca a crederci sul serio! 

Fatto sta che intanto... HABEMUS DOMUM!
 

mercoledì 18 gennaio 2017

Lasciare San Francisco

Non è stato facile... anzi, direi che è stata una delle esperienze più difficili della mia vita. 
E' successo così, in un giorno qualunque della settimana: era il 15 dicembre pero', questo me lo ricordo bene. Un giorno segnato da una pioggia scrosciante che raramente ho visto a San Francisco nei 4 anni e mezzo in cui ho vissuto lì. 
Per me è stato un po' come essere protagonista di un film, drammatico e strappalacrime. 
Ci siamo chiusi il cancello alle spalle alla sera, con una macchina davanti, piena zeppa di valigie e dettagli di una vita intensamente vissuta nel nord della California. 
Abbiamo chiuso il cancello d'ingresso della Maison Jaune sapendo di non avere più le chiavi di casa, quelle chiavi che per anni ci hanno riempito le tasche permettendoci sempre di rientrare in un posto diventato casa, la nostra casa. 
E quando chiudi il cancello alle tue spalle così, sapendo che quella è l'ultima volta che lo farai e sapendo che hai lasciato dentro degli spazi per te così familiari ma che non rivedrai più, il tuo cuore piange lacrime amare, lacrime che quel giorno, nel buio, si sono mescolate alle gocce di pioggia che cadevano veloci sul cemento. 
Per me salutare la Maison Jaune è stato come dire addio ad una presenza reale, talmente cara a me da avere occupato uno spazio davvero importante nel mio cuore.  
E' stato come salutare una cara amica al suo funerale... E' stato doloroso dirle addio e salutarla sapendo che la prossima volta che la rivedrò, non saremo più le stesse, nè io nè lei. Ci siamo salutate sapendo che quello era proprio un addio e che da lì non si poteva più tornare indietro. 
So che la prossima volta che passerò di lì, la rivedrò sì, ma sarà a porte chiuse, sarà dalla strada... Non sarò più la sua inquilina: sarò una persona di passaggio che la guarderà da fuori, con le finestre e le porte chiuse e solo mentalmente potrò passare di nuovo attraverso tutte le sue stanze per ritrovare in esse tutti i ricordi, belli e brutti, che hanno accompagnato la mia vita lì dentro. 
Prima di uscire e di chiudere quella porta, abbiamo detto addio ad ognuna di quelle stanze. Che non erano mica tante, eh... Perché la Maison Jaune aveva all'ingresso un corridoio stretto, con i muri gialli e il pavimento di legno; un bagno finestrato, tinto di bianco e color acqua marina; una camera da letto, con parquet e muri gialli sui quali avevo applicato un ramo d'albero marrone e tanti uccellini in volo;
seguivano la sala, che poi è diventata la nostra camera da letto da quando è nato Teg; e una cucina bellissima, luminosa e ampia, con una bay window con una bella panca su cui potersi sedere ad ammirare dentro e fuori. Una cucina che è stato il motivo per cui abbiamo scelto quella casa! Una casa piccola ma graziosa, tenuta bene e curata nei dettagli. Una casa di cui mi sono innamorata a prima vista e ancora non so dire se sono stata io a scegliere lei o lei a scegliere me. 
Dire addio ad ognuna di queste stanze è stato doloroso a tal punto da diventare straziante. Per questo c'è stato un momento in cui, arrivata al limite, sono dovuta uscire: non ce la facevo più! Non ce la facevo più a vivere quella profonda tristezza che mi ha inondato il cuore nel dire addio a quei luoghi.
Mi è tornata alla memoria la casa dove abitavamo a Padova e l'addio che le ho dato, velocemente, quando di lì siamo usciti per venire in America. Allora non mi sono data il tempo di provare quella sofferenza perché era troppo dura da affrontare e ogni volta che siamo tornati in Italia, passando lì sotto, ho pianto. Piango di nostalgia forse? Piango di sicuro per tutti i ricordi che sono legati a quelle stanze; per il tempo trascorso lì dentro, che è stato prezioso ma che mi viene voglia di riscrivere per certi versi; piango per ciò che lì dentro è cominciato e finito. 
Con la Maison Jaune ho provato a restare in quel dolore fino a quando è stato per me sopportabile e spero che l'aver sentito quella tristezza profonda mi alleggerisca un po' della malinconia che so che verrà e che anzi mi sta già prendendo in questi primi giorni a Los Angeles.
Così, nella pioggia, ce ne siamo andati da San Francisco. 
Ce ne siamo andati dicendo addio ai posti più familiari, a quelli che per anni hanno distinto le nostre giornate: il parco giochi vicino casa, la scuola dove ho lavorato, l'asilo di Teg e il negozietto all'angolo dove prendevamo sempre la merenda, l'università dove passavo a prendere mio marito. 
Abbiamo salutato le salite e le discese di questa città che porto nel mio cuore ed è stato faticoso ma allo stesso tempo mi ha permesso di chiudere un cerchio ancora aperto e di riuscire a scrivere la parola fine ad un capitolo importante della mia vita, un capitolo intitolato "La mia vita a San Francisco".  

venerdì 9 dicembre 2016

Voci italiane a San Francisco # 18

Ultima puntata della nostra rubrica "Voci italiane a San Francisco" e ultima intervista ad una voce italiana che da qualche tempo ormai si trova in California. Questa volta ho il piacere e l'onore di presentarvi una pugliese doc, arrivata a San Francisco tre anni fa! Sapete che nel mio cuore la Puglia occupa un posto speciale visto che nel mio sangue scorre sangue per metà barese quindi sappiate che sì, sono di parte... amo i pugliesi e nelle parole di questa ragazza io ho ritrovato tutto quel calore e quell'energia che tanto mi piace!
Ma bando alle ciance: lascio la parola a chi di cose da raccontare ne ha davvero tante! 

Puoi presentarti brevemente?
Ciao! Mi chiamo Alessandra, ho 26 anni e in California ci sono arrivata un po’ per scelta e un po’ per destino. La scelta l’ho fatta quando avevo 23 anni: subito dopo aver preso una laurea breve, mentre lavoravo come cameriera, ho sentito l’esigenza di cambiare la mia vita. 
Sono nata e cresciuta in un paesino piccolissimo in Puglia, un paesino che adoro ma che ad un certo punto aveva iniziato a starmi un po’ stretto. Così, spinta dalla voglia di avventura, di cambiamento e dal desiderio di imparare una nuova lingua, ho deciso di iscrivermi ad un programma di scambio culturale con gli USA e, una volta trovata la famiglia ospitante che il destino ha voluto essere a San Francisco, sono partita. Dopo essere stata qui per due anni ho deciso di iscrivermi al College per conseguire un’altra laurea ed ora sto studiando Business Administration.
 

Che impressione ti ha fatto San Francisco? E' stato amore a prima vista oppure no?  
Beh, è innegabile: San Francisco è una città bellissima! Diciamo che “amore a prima vista” non è il termine che userei per un semplice fatto: quando sono arrivata qui non sapevo molto riguardo la città e mi aspettavo di trovare una metropoli con tantissimi grattacieli e cartelloni pubblicitari ovunque. Invece ho trovato una città a misura di persona. 
È strano pensare che prima di decidere di partire non sapevo quasi nulla di San Francisco. L’avevo sentita nominare tante volte ma essendo dall’altra parte del mondo e così lontana da me e dalla mia vita, non aveva mai attirato la mia attenzione. Eppure eccomi qui! Io vivo ad Oakland (una ventina di minuti da San Francisco) ma vado in città molto spesso ed ho imparato a conoscerla ed apprezzarla. Non è il posto dove vivrei tutta la vita, ma è una città meravigliosa che ha decisamente cambiato la mia vita.
 

Una volta arrivata qui, che cosa ti ha stupito maggiormente? Raccontaci 5 dei tuoi culture shock relativi alla città! 
1) Lo shock più grande è stato scoprire la diversità delle persone nel salutarsi, soprattutto tra amici. Venendo dall’Italia (e dalla Puglia soprattutto!) ero abituata al calore, agli abbracci stretti, al salutarsi dieci volte prima di andare via davvero, ai bacetti sulle guance. Qui dopo un “bye” ognuno prende la sua strada. Non ci sono molti abbracci e, se ci sono, sono meno calorosi di quelli italiani. All’inizio ci ho sofferto molto perché, non conoscendo nessuno, avevo nostalgia del contatto umano. Poi, dopo un po’, mi ci sono abituata. La cosa buffa è che l’ho scoperto trovandomi costantemente in situazioni imbarazzanti in cui tentavo di abbracciare qualcuno che puntualmente schivava l’abbraccio o restava impietrito a guardarmi con un’espressione dubbiosa. Ogni volta che ci ripenso mi scappa da ridere!
2) Il secondo gigantesco culture shock è stato scoprire l’esistenza della “schedule”, ovvero la suddivisione della settimana in fittissime giornate colme di impegni. Tutto è registrato sul calendario, le giornate sono piene zeppe di cose da fare, persone da incontrare, posti in cui andare. Anche in questo caso le mie radici terrone mi avevano abituata alla giornata lavorativa tranquilla, con pranzo a casa, tempo per incontrare gli amici e addirittura tempo per chiedersi cosa fare la sera! Qui il mio tempo libero è relegato solo al week end, la sera vado a dormire presto per essere carica il giorno dopo e per il resto vivo in un turbinio di impegni. E' tuttora difficile per me mantenere il ritmo che hanno qui, ma devo ammettere che faccio in una settimana quello che a casa avrei fatto in un mese in Italia!
3) Il formaggio grattugiato sulla pizza. Con riluttanza ho scoperto che è uso comune e che addirittura si dice sia una “tradizione italiana”! No ragazzi, il formaggio grattugiato sulla pizza no! Quello si che è stato un culture shock!!
4) La lingua è stata un bello shock. L’ho trovata molto diversa da quello che avevo studiato a scuola e mi ci sono voluti sei mesi per essere in grado di capire e farmi capire ad un livello accettabile. In quei mesi ho cercato di parlare con chiunque per fare pratica e mi sono chiusa in casa a guardare tantissimi TV shows con audio e sottotitoli in inglese. Mi ha aiutato tantissimo. Dopo un po’ di “aiuto non ce la farò mai, chi me l’ha fatto fare di venire qui?!” ho realizzato quanto meraviglioso sia il poter parlare e capire una lingua diversa dalla propria e ho iniziato a vivere e imparare per davvero. Non avrei mai pensato di farcela e invece, eccomi qui!
5) Tutto è molto più grande a San Francisco! Le strade sono gigantesche e possono avere anche cinque o sei corsie. Gli edifici sono enormi, le porzioni di cibo sono decisamente molto più abbondanti e anche le persone sono più alte (o magari sarà che sono bassina io!). Tutto ha una dimensione ben maggiore di quella a cui ero abituata ed all’inizio è stato uno shock sentirsi piccolissima in mezzo a tutta questa tumultuosa grandezza. Ma come per tutto il resto, ci si abitua in fretta. Ora quando torno nel piccolo paesino in cui sono cresciuta tutto mi sembra una piccola, bellissima miniatura.
  


Che cosa offre San Francisco ad una giovane come te? E cosa ti toglie? 
San Francisco offre ai giovani l’apertura mentale. È una città in cui tante culture, etnie, religioni, orientamenti sessuali, modi di vivere e idee politiche diversi convivono e coesistono, formando un bellissimo mix. Chiunque è libero di essere se stesso, di esprimersi come meglio crede, di vivere come meglio crede. E' una forma di libertà magnifica. Si è completamente liberi di essere, fare e credere quel che si ritiene opportuno, senza sentirsi giudicati e senza preoccuparsi di quel che “pensa la gente”. Aggiungerei anche che le possibilità, di esperienze di lavoro e di studio sono vastissime. Una persona può reinventarsi e ricominciare a qualsiasi età, intraprendere una nuova carriera, cambiare strada. Non è mai troppo tardi. 
Il prezzo di tutto questo, almeno per me, è che la vita è più “solitaria” di quella che avevo in Italia. Quando ero a casa avevo tantissimi amici che mi venivano a trovare a tutte le ore e con cui uscivo regolarmente. Qui invece è tutto così grande e frenetico che ho perso quel nucleo di amicizie strette, di persone che vedo sempre. Questo particolare aspetto mi manca tantissimo, motivo per cui adoro tornare in Italia per le vacanze e rivederli tutti, come se non fosse passato nemmeno un giorno.  

Hai un'isola felice in città, intendo un posto che ti fa sentire bene ogni volta che ci vai? 
Sì. C’è un posto bellissimo che in realtà non è proprio in città, ma a Tiburon, un po’ più a nord di San Francisco. Si chiama Hippy Tree ed è un meraviglioso albero al quale è appesa un’altalena. L’atmosfera è sempre tranquilla e rilassata, non c’è mai troppa gente e mentre si dondola si ha una vista mozzafiato di San Francisco, del Golden Gate Bridge e della Baia. Al tramonto è davvero una location suggestiva. Ci sono stata un sacco di volte ma non mi stanca mai. Ogni volta ci resterei per delle ore.  

Uno spettacolo indimenticabile a cui hai assistito in città o nei dintorni? 
Lo spettacolo più bello a cui assisto tutti i giorni a San Francisco è il tramonto. I tramonti in California sono trai più belli che abbia mai visto nella vita. Il cielo (complice l’inquinamento, ahimè!) ha dei colori spettacolari e sfuma spesso sul rosa, sul rosso e sull’arancione. Mi fermo a guardarlo ogni volta che posso perché è sempre uno spettacolo bellissimo. 
Arte e cultura: ci sono degli eventi a cui sei particolarmente legata? 
Decisamente sì! Nel mio secondo anno a San Francisco ho deciso di creare un gruppo di persone che, come me, vengono dalla Puglia, hanno origini pugliesi, o semplicemente hanno piacere nel conoscere e vivere la cultura pugliese. Ci incontriamo quando possiamo e ci divertiamo sempre tanto. Parliamo nel nostro dialetto, suoniamo e balliamo la nostra musica popolare (la pizzica, o tarantella) e per qualche ora ci sentiamo di nuovo a casa. Questi eventi per me sono sempre motivo di felicità e momento di condivisione della nostra bellissima cultura a cui mi sento profondamente legata. 

Com'è nato il gruppo "Pugliesi in California"? E qual è il rapporto tra virtuale e reale in un gruppo come questo? 
L’idea è nata dalla voglia di condividere la mia cultura e le mie radici. Ho pensato che sicuramente c’erano altri Pugliesi come me qui in California e ho deciso di fare del mio meglio per riunirli tutti! 
All'inizio eravamo solo in tre. Ma col passare dei mesi siamo diventati tanti e ora il gruppo conta quasi novanta membri. Persone esterne si uniscono alle serate e si divertono con noi: il gruppo è aperto a chiunque abbia voglia di condividere la cultura pugliese! 
Il rapporto tra virtuale e reale è un po’ complesso, devo dire. Da un lato, molte persone non partecipano molto al gruppo virtualmente e quindi si perdono gli inviti agli eventi o la possibilità di fare parte del gruppo attivamente. Dall’altro, la virtualità è stata di aiuto perché ci ha connessi e ci ha dato la possibilità di conoscerci di persona e di stringere amicizia nella vita reale, oltre che sui social. Ora l’idea a cui sto lavorando è di coinvolgere più gente esterna al gruppo e di far conoscere un po’ di più la cultura pugliese. Sarebbe divertente vedere gente mai stata in Puglia ballare la pizzica! È un modo per riavvicinare passato e presente in tutti quelli che come me si sono lasciati alle spalle una bellissima terra. 

Ma da pugliese esperta di buon cibo mediterraneo, possiamo sapere se c'è un altro cibo che hai scoperto qui in California e di cui adesso non riesci più a fare a meno? 
Il sushi! Lo so che non è per niente Californiano, ma io un sushi così buono non l’avevo mai mangiato. Ora non posso più farne a meno! 

Per quella che è la tua esperienza, a cosa ti sembra di aver rinunciato venendo a vivere in California? E che cosa invece senti di avere guadagnato? 
L’unica cosa a cui mi sento di aver “rinunciato” è la possibilità di vedere la mia famiglia ogni giorno e di averla sempre vicina. Pero' credo sia parte della vita allontanarsi da casa e credo sia un peccato sprecare la possibilità di vedere e scoprire il bellissimo mondo in cui viviamo. 
Quando si ha la possibilità di viaggiare e fare nuove esperienze credo sia un bene avere la forza di farlo perché arricchisce l’animo e rende più forti. 
Da questa mia esperienza a San Francisco infatti, ho guadagnato e sto ancora guadagnando tanta forza d’animo e determinazione. Non sono la stessa persona che ero quando sono partita, mi sento più matura e consapevole. Ho conosciuto persone stupende durante questo viaggio e non c’è giorno in cui mi penta della scelta che ho fatto. Casa resterà sempre il posto che più amo, però c’è tutto un mondo che ancora devo scoprire! 

Grazie mille Alessandra! Ti ringrazio per il tempo che ci hai dedicato: il tuo entusiasmo per questa avventura che stai vivendo e che ci hai voluto raccontare è davvero contagioso! 

Si chiude così questa avventura che ha visto protagoniste tante voci italiane a San Francisco. Questa rubrica è nata per offrire nuovi punti di vista sulla città, farvi conoscere altre esperienze di italiani che vivono qui... e mi sembra che sia riuscita perfettamente nel suo intento! 
Chissà, magari ci sarà un secondo capitolo che potrebbe intitolarsi "Voci italiane a Los Angeles", con altre storie, altre esperienze di italiani che vivono nel sud della California, che dite... ci proviamo? =)   

domenica 4 dicembre 2016

Ultima settimana a San Francisco

Ma davvero? 
Davvero.
E' cominciato il conto alla rovescia. 
Un conto che continua inesorabilmente a scendere mentre gli scatoloni in casa cominceranno presto ad aumentare.
Ancora non riesco a credere che la settimana prossima tutto ciò che abbiamo accumulato in 4 anni e mezzo di vita sanfranciscana verrà impacchettato e spedito a Los Angeles, dove cominceremo una nuova vita. E' un pensiero doloroso che mi porto nel cuore ovunque vada e che provoca di frequente lacrime che scendono calde sulle mie guance... 
Non c'è luogo a San Francisco che non mi parli di un ricordo a me caro, perché nel bene o nel male, tutto ciò che ho vissuto qui, in questi miei primi anni da expat, ha avuto un significato grande per me. 
Mi appresto così a dire addio alla Maison Jaune, alla mia casa con le bow windows, alla casa che quando l'ho vista per la prima volta, mi sono innamorata di lei e non volevo andarmene senza essere sicura che proprio qui avrei vissuto questi 4 anni. 
Ora la guardo e mi sembra che le sue pareti possano raccontare la mia crescita in questi anni, che sembrano pochi a dirsi ma che per me sono stati tanti... 
Mi sembra che queste pareti possano ricordarsi di me, donna spaesata, appena approdata in un Paese estraneo in cui mi sentivo sola e inadeguata; di me moglie, preoccupata nel costruire una stabilità di coppia che ci siamo inventati qui e che ancora stiamo scoprendo giorno dopo giorno; di me incinta, intenta a preparare il mio diventare responsabile di una piccola creatura e poi di me mamma, con un fagottino tra le braccia, le occhiaie e i capelli spettinati per le notti insonni; di me ricercatrice studiosa, ancora intenta a lavorare per l'Italia con un oceano di mezzo e poi di me casalinga e mamma, e ancora, di me lavoratrice fuori casa; di me che mi sono lentamente innamorata di questa California fino a sentirla mia.
E' duro lasciare questa casa che sa così tante cose di me e di noi... lasciare la casa che mio figlio chiama House e nella quale pretende di tornare anche quando siamo in vacanza. E' l'unica house che lui conosce del resto... e forse sarà anche la casa di cui non resterà traccia di memoria in lui visto che è ancora così piccolo. So che gliene parlerò, che gli racconterò di ogni stanza, di ogni sua conquista o caduta in ognuna di queste stanze. 
E' ancora così vivo in me il ricordo di noi tre, appena rientrati dall'ospedale con lui nell'ovetto. Aprendo la porta di questa casa ebbi l'impressione che stessimo per varcare quella soglia per la prima volta, portando nostro figlio in quello che fino a quel momento era stato solo il nostro mondo di coppia. Ricordo le parole di mio marito che gli fece fare il tour della casa per mostrargli quelle stanze che sarebbero diventate anche sue e noi, che un po' si rideva nel fare quel tour con un neonato semiaddormentato... in realtà fu un momento talmente speciale che rimase indelebile nella mente e nel cuore.  
Poi ci sono le mie adorate bow windows, le finestre ad arco tipicamente sanfranciscane che ho sempre adorato, dal primo istante in questa casa. Quanta cura nel pensare come organizzare gli spazi, quanto tempo speso a scegliere i cuscini per quella panca tra le tre finestre e le panchette bianche per far vedere la luce alle mie piante. E quanti sonni profondi tra quei cuscini, dopo la lettura di un bel libro in solitaria nel primo pomeriggio, quando ancora potevo leggere senza che un bimbo venisse ad abbracciarmi. Ora questo è diventato il regno di Teg, l'isola felice su cui trasporta i suoi giochi, che lo vede mangiare e guardare i cartoni. E quello che era il mio regno è diventato il suo...
Immagino a fatica questa casa vuota. E' così piena di ricordi che cancellare tutte le nostre tracce mi sembra la cosa più dolorosa da fare! Voglio prendere e portarmi via tutti questi ricordi, impacchettarli come gli oggetti più fragili di questa esperienza a San Francisco e voglio portarmeli via, con me, ma ho paura che vogliano restare qui... ed io ho paura di perderli, per sempre. 
Così girovago per la città e mi perdo ad osservarne i dettagli, illuminati dal sole. E saluto ad uno ad uno gli incroci che mi hanno visto passare di fretta o lentamente, a piedi, in bici o in auto, all'andata o al ritorno di uno dei miei impegni. 
Saluto le case familiari, quelle che hanno sempre catturato la mia attenzione, quelle per le quali ho sempre avuto un occhio di riguardo anche quando ero di corsa. 
Saluto le colline con le loro salite e le loro discese. Le viste mozzafiato che mi fanno sempre piangere per quanto sono belle. Il Golden Gate Bridge al tramonto e le luci del Bay Bridge alla sera.
Saluto la baia e la quiete dell'oceano in quest'ansa naturale. 
Saluto le spiaggette e i parchi giochi, i negozi e i locali a cui associo momenti e persone che hanno reso speciale questa avventura sanfranciscana. 
Saluto lo yoga e l'agopuntura in quei luoghi che mi hanno fatto conoscere e scoprire persone che mi hanno offerto il benessere su un piatto d'argento. 
Saluto coloro che mi hanno ascoltato anche quando avevo qualcosa di doloroso da condividere. Saluto l'intimità di questi luoghi - reali e non - e il calore che mi hanno saputo dare ogni volta. 
Saluto le difficoltà incontrate qui, quelle che mi hanno spinta ad incontrare tutte le mie fragilità per diventare una persona più coraggiosa e più forte perché più consapevole e mi accingo ad incontrarne di nuove, di diverse in un'altra parte della California che ancora non conosco.
Non so se è questo il mio addio scritto a San Francisco, non so neanche se ho il coraggio di pensarlo come un addio. Penso piuttosto e più volentieri sia un arrivederci, perché a questa città non riesco a dire addio sul serio... è una città che ti resta dentro, ti resta nel cuore e nell'anima, per sempre. 

giovedì 10 novembre 2016

Lo shock da elezione

Credo di non essermi ancora ripresa completamente dallo shock provocato dal risultato di questa elezione. E sono ancora qui a gestire le emozioni forti che hanno cominciato a sgorgare l'altra sera mentre seguivamo da vicino lo spoglio dei risultati. 
L'incredulità. 
Per quello che vedevo sullo schermo. Per l'aumentare del colore rosso dei repubblicani. Per le percentuali. Per Trump inaspettatamente in testa alla classifica. 
La negazione di quello che sta succedendo, perché sta succedendo quello che non avresti mai pensato di vedere. 
Hillary era stata data per favorita dai media. E onestamente qui a San Francisco non mi ha mai assalito il dubbio che le cose potessero andare diversamente. Ma la California è sempre stata democratica. E San Francisco è un'isola felice in cui l'84% della cittadinanza ha infatti votato per Hillary. Ma la California non è l'America, purtroppo...
Nei discorsi fatti con chiunque riguardo a questa elezione, al lavoro, per strada, a casa... in questi mesi non ho mai, dico mai, avuto neanche la minima percezione che le cose potessero andare diversamente da come tutti si aspettavano qui. Parlando con gli americani veniva sì fuori che Trump era pericoloso, che una grossa fetta degli States - quella centrale - poteva supportarlo. Ma spesso i discorsi si chiudevano con un "Ma non ci voglio neanche pensare che possa succedere". Perché per la gran parte degli americani che hanno scelto di vivere a San Francisco, questa ipotesi era quanto mai orrenda e non la si voleva neanche prendere in considerazione. San Francisco è la città che lotta e ha sempre lottato per l'apertura: alla diversità, all'omosessualità, ai diritti delle persone considerate diverse in tutto il resto del mondo e che qui trovano uno spazio sereno in cui vivere e farsi una famiglia. 
San Francisco è la città dove è possibile vivere sereni da transgender o da coppia omosessuale o lesbica. 
San Francisco è il luogo in cui gli immigrati trovano lavoro. 
San Francisco è la città che apre la porta agli europei: agli italiani, ai francesi, ai tedeschi, ai portoghesi, ma anche ai britannici e ai turchi, che lasciano il Vecchio Continente per trasferirsi in una città che fa di questa varietà culturale una ricchezza, economica e culturale. 
Per tutti questi motivi e ancora per molti altri la notizia che Trump sia stato eletto ha provocato qui un grande turbamento che in questi giorni si sta mostrando nelle marce e nelle veglie organizzate in città e nella Bay Area, a Oakland e a Berkeley soprattutto. 
Veglia - Quartiere di Castro, 9-11-2016
Io credo che qui nessuno si aspettasse che l'incubo diventasse realtà. Siamo stati naive, magari. Abbiamo pensato non fosse possibile. Abbiamo creduto nei media, che ci assicuravano che tutto sarebbe andato liscio, che non ci sarebbero state sorprese. 
E invece... invece le sorprese ci sono state, eccome se ci sono state!
Ora la città si trova a vivere questo dramma, a piangere la morte di qualcosa che non sappiamo bene ancora che cosa sia. Ci si ritrova a marciare insieme, come gli studenti delle superiori che questa mattina hanno attraversato la città per fare sentire la loro voce, per far valere il loro diritto di dire: "No, questo non è il mio presidente!". E onestamente mi trovo dalla loro parte, come donna, come moglie, come mamma, come immigrata. 
Faccio parte anche'io di quelle minoranze di cui Trump si è schernito e inorridisco al pensiero che a rappresentanza degli Stati Uniti, di uno dei più potenti stati al mondo, se non il più potente, ci sia un personaggio del genere. 
Obama in questi anni ha portato avanti un messaggio completamente diverso, un messaggio che parlava di unione, di accettazione della diversità, di etnia, di sesso, di valori profondi in cui credo anch'io fortemente; e il suo messaggio mi dava speranza perché poneva nella terra i semi che avrei voluto crescere in me, nella mia famiglia, nella società in cui vivo. 
Ora ho il terrore che quei semi vengano spazzati via dall'ignoranza. E ho paura per me, ma anche per le generazioni future che cresceranno in una società che premia la ricchezza e non la cultura e l'educazione, la presa in giro e non il rispetto, la rozzezza e non l'eleganza, delle parole e dei gesti.  
E questo noi italiani lo abbiamo già visto succedere in Italia. Sappiamo che cosa vuol dire. Per me è come vedere sul grande schermo americano un brutto film già visto per anni passare nel mio Paese di origine. Solo che in questo caso sembra che tutto abbia proporzioni maggiori perché il presidente degli Stati Uniti ha un peso che il capo dello Stato italiano non ha mai avuto a livello internazionale. E per questo fa ancora più paura, per le ricadute che ci saranno non solo negli States ma anche in tutto il resto del mondo. 
Delusione e amarezza mi hanno perseguitata ieri, insieme alla rabbia. E l'impossibilità a votare credo abbiano acerbato questi miei sentimenti. Mi sono sentita impotente e sorpresa. 
Ora qui c'è un clima di attesa... che è più che altro un clima di terrore nell'attesa di vedere che cosa succederà esattamente, quali saranno le mosse dei repubblicani che riprenderanno in mano il Paese dopo 8 anni di stallo. Ed io onestamente temo la distruzione, di tutto ciò che era stato costruito attentamente, e l'estirpazione di quei semi che erano stati piantati e che ora verranno lasciati a seccare...
Le marce, gli incontri, le veglie nella città aiutano a sperare e a credere che tutti coloro che non hanno voluto questo siano pronti a continuare a versare acqua su quei semi e a preoccuparsi di coltivare i valori buoni che riguardano il rispetto dell'altro e della diversità, pilastri alla base di una società civile. E servono anche a ritrovarsi insieme, semplicemente per piangere per il lutto che ci troviamo tutti a vivere, e per sentirsi meno soli nell'affrontare quella che tutti vediamo come una grande tragedia a livello mondiale. 

lunedì 10 ottobre 2016

I migliori ristoranti a San Francisco

La varietà di ristoranti - e quindi di cibo - che si incontra a San Francisco è davvero incredibile ed è uno degli aspetti di questa città che adoro.  
Qui non ci sono solo i soliti ristoranti cinesi, giapponesi o greci: c'è il burmese, il senegalese, il filippino, il peruviano, il salvadoregno, il vietnamita, il ceco... oltre naturalmente al californiano e al messicano che la fanno da padroni. 
Immaginate quindi di avere a vostra disposizione a due passi da casa le cucine di tutto il mondo e di sapere che qualunque posto scegliate la qualità del cibo che vi verrà presentato sarà estremamente alta (infatti se così non fosse quel locale a San Francisco chiuderebbe in quattro e quattr'otto, vista l'altissima competizione!). 
Per me che amo viaggiare anche per scoprire nuove culture (anche culinarie), questo è un sogno ad occhi aperti... un sogno che in questi anni di vita sanfranciscana mi ha permesso di scoprire gusti che non conoscevo, ai quali non sono abituata, ma di cui sono diventata curiosa. E vi posso assicurare che a San Francisco, se una persona si dimostra aperta e desiderosa di scoprire nuove cucine, avrà proprio l'imbarazzo della scelta!

Ma quali sono allora i miei ristoranti preferiti in città?

Per la colazione dolce:
1. Neighbor Bakehouse
2343 3rd St
Bisogna proprio venire qui anche solo per il Pistachio Blackberry Croissant, una brioche davvero spettacolare che mescola insieme il pistacchio e la crema di more. Ma oltre a questo, ci troverete anche molte altre delizie dolci appena sfornate che non vi faranno rimpiangere di avere lasciato l'Italia per questo viaggio. 

2. Tartine Bakery & Café
600 Guerrero St
Se volete provare oltre all'Almond croissant, anche delle torte spettacolari, vi consiglio di venire qui, ma vi avverto: meglio prevedere un salto al Dolores Park, che è lì vicino, per aiutare la digestione della vostra colazione, che in ogni caso avverrà nel tardo pomeriggio probabilmente! E preparatevi ad una lunga attesa in fila indiana.

3. Through Bread & Pastry
248 Church St
Anche questo posto a Castro non è male: si tratta di un locale nel quale la produzione artigianale è opera di giovani maestri che stanno ancora facendo il loro training. Anche qui la scelta è molto ampia e c'è anche un piccolo cortile interno con dei tavolini che offre una piccola oasi di verde e silenzio a due passi da una delle strade più trafficate in città, Market Street.  
  
Per il brunch: 
 
1. Chloe's
1399 Church Street
Preparatevi ad una lunga attesa nei weekend, ma sappiate che ne vale la pena! 
Questo è un piccolo locale nel quartiere residenziale di Noe Valley. Vale la pena di venire qui per i pancakes (io ho assaggiato quelli con pere, mandorle e sciroppo d'acero ed erano divini), le uova strapazzate presentate in diverse varianti e per il salmone affumicato. Vi accorgerete subito che la qualità dei piatti è superlativa e sarà un'ottima occasione per gustarsi un vero brunch all'americana!    

2. Louis'
902 Point Lobos Ave
Qui veniteci solo se è una bella giornata, metereologicamente parlando, e ricordate di avere con voi i soldi contanti perché non accettano la carta di credito! 
Questo locale mi piace più che per il cibo in sè, che è nella media ma non eccezionale, per la sua posizione spettacolare, elevata rispetto all'oceano e con vista sui Sutro Baths, un complesso di piscine risalente al 1896 ma distrutte nel 1966 (qui se volete saperne di più della loro storia).   
Dopo aver mangiato qui, con una bella vista sull'oceano, potrete fare una passeggiata verso Lands End, un sentiero attraverso il bosco che vi porterà a godere di una splendida vista sul Golden Gate Bridge. Non fermatevi al primo punto di osservazione, più turistico, ma procedete lungo il cammino: scoprirete quanto è speciale vivere in una città come San Francisco che a volte ti fa dimenticare di essere in città regalandoti delle passeggiate incredibili, immersi nella natura! 

3. Kitchen Story
3499 16th St
Se avrete la pazienza di aspettare per entrare in questo locale di Castro, sappiate che qui vale la pena di venirci anche solo per il loro Deep Fried French Toast ripieno di mascarpone, una goduria per il palato che non potrete più scordare! I piatti salati sono piuttosto abbondanti e possono essere tranquillamente condivisi tra più persone. 

Per il pranzo:

1. The Italian Homemade Company - Ristorante italiano
1919 Union Street
Un altro posto dove potete ritrovare i sapori di casa, fate un salto nella nuova sede della Homemade Company (la prima sede è nel quartiere italiano di North Beach, ma è più piccola e meno fancy). Vi troverete la pasta fresca (10$) e gli gnocchi appena fatti (11$), conditi come si deve con vero sugo al pomodoro e basilico o ragù. Anche le piadine (11-13$) e i cassoni (11$) della tradizione romagnola-emiliana non sono male. E, fatto assolutamente eccezionale per San Francisco, nella vostra piadina potrete gustare l'altrimenti introvabile stracchino! 

2. Arizmendi Bakery
1268 Valencia Street
Niente male questa bakery nella Mission che è anche una cooperativa nella quale le persone che lavorano sono anche i proprietari del locale (qui vi racconto meglio di questo locale). La pizza (solo una variante offerta al giorno) viene venduta dalle 11.30 del mattino in poi e ci sono anche focacce, il pane alle olive nere,  i grissini con sesamo e semi vari che sono davvero buoni. Se poi volete chiudere in bellezza, ci sono gli scones, dei grossi biscotti americani, che qui fanno anche con farina di mais e ciliegie o uvetta: niente male! 
 
Per la cena: 

1. Shizen Vegan Sushi Bar & Izakaya - Ristorante Vegano-Giapponese
370 14th Street 
In questo caso si parla di sushi, mon amour
A San Francisco come sapete ho scoperto questo grande amore! Niente a che vedere con il sushi che avevo assaggiato in Italia!  Shizen è un locale particolarmente interessante perché offre un sushi vegano, senza pesce/carne/uova. Solo riso, tofu e verdure di stagione! Il sushi e anche il ramen, così come lo preparano qui, non si trova da nessun'altra parte in città e vale veramente la pena di cenare in questo posto, nonostante la fila e nonostante i prezzi (circa 90$ per un'ottima cena per due "da panza piena"). Assaggerete del sushi eccezionale in cui tofu e barbabietole hanno il sapore del paradiso. E i piatti sono bellissimi, anche a guardarsi.

2. Il Casaro Pizzeria & Mozzarella Bar - Pizzeria italiana
348 Columbus Ave
Se invece vi mancano la pizza e la burrata fresca, non dovete far altro che venire qui. Questa è in assoluto la migliore pizzeria italiana a San Francisco, quella che vi offre una pizza buona, ricca di ingredienti buoni e cotta davanti ai vostri occhi nel forno a legna (18$ che è un buon prezzo per una pizza a San Francisco, poveri noi). Puntate sulla pizza alla Norma se vi piacciono le melanzane fritte: è speciale. Se poi volete farci aggiungere una burratina al centro, beh... non sarò certo io a fermarvi. Altrimenti, suggerisco di prendere la burrata come antipasto (8$): vi verrà offerta con un po' di rucoletta fresca con i pomodorini e qualche fetta di pizza bianca.  
3. La Corneta Taqueria - Ristorante messicano
2731 Mission Street
Chiariamo subito che non impazzisco per il cibo messicano, ma visto che a San Francisco la seconda cultura predominante è proprio quella messicana, penso valga la pena di provare quello che offre questo ristorante situato nel cuore del quartiere messicano della città, la Mission. L'ambiente di questo locale è semplice, spartano quasi, ma il cibo è proprio buono ed economico! A parte tacos (3-6$), quesadillas (2-12$) e burrito (5.50-9$) ci sono anche dei piatti speciali che vale la pena di provare, con carne o pesce (suggerisco i gamberi all'aglio per esempio!). Se siete fortunati potreste trovare musica messicana dal vivo, se non lo siete vi potrete gustare i murales che incontrerete sulla strada principale del quartiere, la 24th, andando verso il ristorante. 

Gelato:
Se siete curiosi di provare il gelato americano andate dritti da Mitchell's (688 San Jose Ave) oppure, per qualcosa di più particolare c'è la Bi-Rite Creamery (3692 18th St) vicino al Dolores Park. 
Ma se siete alla ricerca del vero gelato italiano, lasciate perdere San Francisco per dirigervi verso Berkeley. Lì, a due passi proprio dalla fermata della BART, troverete il locale di Simone:
Al mare 
2170 Shattuck Ave, Berkeley
Non c'è verso di trovare il buon gelato a San Francisco, per lo meno il gelato a cui siamo abituati noi italiani. Ci si può accontentare sì, e provare una nuova tipologia di ice cream americano, ma quando il cuore chiama è meglio andare da chi il gelato italiano lo sa fare. Da provare assolutamente: nocciola, pistacchio e gianduia!! Difficile restare delusi!   

Se siete stati a San Francisco o se qui ci vivete, probabilmente avrete tanti consigli da darmi relativamente ai locali che non ho incluso in questa selezione. Questi sono i miei The Best of, ma ben vengano i vostri suggerimenti! Come vi dicevo sopra, sono sempre curiosa di scoprire nuovi locali che vale la pena di conoscere! :)


 


  

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